Kathmandu la città dei templi

Un viaggio di 17 ore per atterrare in un altro secolo. L’arrivo all’aeroporto di Kathamnadu e’ gia’ da solo un viaggio nel tempo. Citta’ al buio – l’elettricita’ c’e’ soltanto otto ore al giorno – strade dissestate e il centro della citta’, il Thamel la zona degli alberghi e dei ristoranti, é un brulicare di turisti. Per fortuna alberghi e ristoranti hanno generatori autonomi che garantiscono elettricita’ e acqua calda 24 ore al giorno, una condizione non sempre scontata.  La capitale del Nepal lascia attoniti non solo per le difficolta’ iniziali, a cui ci si abitua in fretta.aLazzaro cultura, la tolleranza della gente, le usanze sono un mondo a parte. Cremazioni e sacrifici agli Dei sono serviti a pranzo e a cena con naturalezza perche’ “tutto passa e nulla è per sempre” recita uno dei mantra spesso ripetuto. Lascio a voi rifletere, io l’ho già fatto.  

Le ruote delle preghiere

Sintetizzare una città costruita attorno a 10mila templi induisti e buddisti può mandare in in corto circuito. Collocata in un conca circondata da colline, sul letto di quello che un tempo era un lago, per secoli Kathmandu ha combattuto la rivalità dei regni confinanti di Patan e Bhaktapur, mantenendo la sua indipendenza fino a diventare la capitale del paese.  Multietnico, multireligioso – una condizione di cui va fiero – il Nepal (acronimo di Never End Peace And Love) e’ uno dei paesi al mondo conil maggior numero di siti definiti dall’Unesco Patrimonio dell’Umanita’: Lumbini la città natale del Buddha, sette monumenti della valle di Kathmandu nel raggio di 20 km, il parco di Chitwan e quello di Sagarmayha. Quanto basta per rendere il paese unico al mondo benche’ fuori dal mondo.

La dea vivente, gli occhi tristi della Kumari

Tra divinita’ buddiste e induiste venerate sotto forma di simulacri, dipinti e simboli, nel XXI secolo il Nepal  puo’ vantare una divinità vivente. Nessuno potrebbe pensare che una bambina di 5 anni venga scelta non per volere degli dei come nel caso del Dalai Lama, ma degli uomini come l’incarnazione della divinita’ in terra. La Kumari  e’ scelta dall’etnia Newari, per secoli la piu’ potente in Nepal, e tra le appartenenti alla casta degli orafi e degli argentieri:  la prescelta resterà relegato nel palazzo Bahal in Durban square fino alla pubertà.  Kumari

Per essere scelta la bambina futura divinita’ deve soddisfare 32 requisiti fisici dal colore degli occhi,  alla forma dei denti fino al suono della voce. Le prove sono molto dure e una volta superate verrà  trasferita nel palazzo a lei dedicato da dove uscirà due volte all’anno in occasione delle feste nazionali. La tradazione si tramanda da secoli e nessuno pensa che oggi possa essere superata:  durante il suo regno puo’ proifiziare fortuna ma anche sventura. Con l’inizio della pubertà decade dal ruolo divino per tornare tra i comuni mortali, ma non potrà sposarsi ne avere figli, potra’ frequentare la scuola e vivrà con una pensione elargita dal governo. Per le ex Kumari tornare alla normalita’ non e’ facile: la tradizione non é tenera con le ex divinità portatrici si dice di sciagure per il marito. Alcune per rifarsi una vita sono dovute trasferirsi negli Stati Uniti dove sono riuscite a sposarsi e arifarsi una vita.

Tre o quattro volte al giorno la giovane divinita’ di affaccia dalla finestra del palazzo: vederla non e’ facile, ma quando si mostra ai turisti che con pazienza hanno atteso l’apparizione divina, i suoi occhi tristi non sembrano avere  nulla di divino.

Che anno e’ in Nepal? 

Non e’ solo difficile orientarsi perche’ gli  indirizzi delle strade sono alquanto aleatori, ma anche il calendario ha le sue pecularita’. Dimenticate l’anno corrente perche’ ora siamo nel 2070 e l’anno nuovo inizia il prossimo 14 aprile. Quando si chiedono informazioni bisogna essere attenti alle date perche’ anche i mesi non sono tutti uguali: i giorni della settimana vengono calcolati in base a complicati calcoli che partono dai pianeti per finire all’oroscopo, qualcosa di simile  al calendario cinese. Cosi’ come per i mesi e’ difficile capire quando iniziano e quando finiscono, tutto e’ lasciato all’approssimazione, ma a loro va bene cosi’.

Tra templi buddisti e induisti 

Orietarsi tra Budda e Ganesh non e’ facile, ma in Nepal si puo’ fare un veloce ripasso di tutti gli dei dei due orientamenti religiosi. Non lo faro’ di certo qui, voglio solo dare il senso della tolleranza religiosa che c’e’ in questo paese dove albergano con estrema tranqullita’ entrambe. In Nepal si trovano i piu’ importanti templi induisti e buddisti. Boudhanath a pochi chilometri da Kathamndu rappresenta la stupa piu’ grande di tutta l’Asia ed e’ uno dei siti patrimonio dell’Umanita’. La sua importanza e’ testimonata dalla presentza dinumerosi templi di monaci tibetani rifugiati politici  e qui hanno trovato piena accoglienza. Molti cinesi vengono in visita al tempio e sostengono i monaci del Dalai Lama. Le candele di burro

Questo e’ uno dei pochi luogi al mondo in cui la cultura buddista tibetana puo’ mantenersi senza restizioni. Per il suo significato  e’ diventato anche un luogo di protesta contro il governo cinese: qualche anno fa un  monaco tibetano si e’ dato  fuoco nei pressi della stupa buddista. Oggi i tibetani che vivono nel villaggio di Boudha sono per lo piu’ rifugiati fuggiti dalla Cina nel 1959 e molti sherpa disccendeti dalle popolazioni tribali tibetane. E’ impressionante quando la sera scendono allo stupa decine di monaci tibetani e devoti per accendere le candele di burro, fare girare la ruota delle preghiere ed effettuare il giro rituale del monumento in senso orario. Gli occhi del Buddah che dominano la sommita’ dello stupa seguono in silenzio.

Il simbolo dell’induismo in Nepal e’ il tempio di Pashupatinath che sorge lungo le sponde del fiume sacro Bagmati, sporco e inquinito, che ha la stessa valenza del Gange in India. Anche dall’India arrivano devoti  per i rituali sacri ed il tempio e’ considerato un luogo cardine per la spiritualita’ hindu. Qui avvengono le cremazioni tutti i giorni dalle prime ore del mattino: sui ghat vengono deposti i corpi avvolti in veli e deposti lungo la riva del fiume quindi cremati su una pira di legno. A seconda della casta di appartenenza i corpi vengono cremati dentro o fuori il tempio. Le immagini sono suggestive ma soprattutto e’ impressionante come vengono vissute dai locali che guardano a questi riti con naturalezza. Secondo la religione induista ogni individuo, dopo la morte, rinasce reincarnandosi in un altro corpo. Per favorire ciò un ruolo importante lo esercitano i riti di cremazione eseguiti nei cosiddetti ghat, gli altari in pendenza a bordo del fiume sacro. Intorno agli edifici si aggirano gruppi di sadhu, gli asceti presenti anche in India, che nella speranza di rimediare qualche rupia, si prestano a farsi fotografare dai turisti.

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Sacrifici animali per ingraziarsi gli Dei

Quando arriviamo a Bhaktapur la terza città Stato della Valle di Kathamndu sembra di entrare in una città medioevale dove il tempo si  è fermato: gli artigiani intrecciano tessuti e scalpellano il legno sul ciglio della strada, nelle piazze  si vedono le fiamme e il fumo delle fornaci in funzione e i vasi di terracotta esposti ad asciugare, mentre la gente del posto si ritrova nei cortili comuni le donne per filare, gli uomini per giocare a carte. In uno di questi cortili entro per curiosare e comprare oggetti in legno  coloratissimi, fatti al momento.  Mentre mi intrattengo con le persone del luogo, non mi accorgo di quello che sta succedendo alle mie spalle: si sta consumando il sacrificio di una capretta, me ne  rendo conto quando vedo per terra davanti al tempietto del cortile, immancabile, una macchia di sangue. Non ho avuto il coraggio di guardare dentro al tempietto. Me lo sono fatto descrivere: la testa dell’animale e le interiora erano state poste davanti alle statue degli Dei induisti. E’ stato il primo approccio con la pratica dei sacrifici, ancora in uso regolarmente per ricorrenze ufficiali ma anche solo per ringraziare gli Dei. Parshu la nostra guida ci racconta che la sua famiglia di religione induista effettua regolarmente sacrifici di animali (esclusa la mucca perché sacra) in genere capretti e montoni e che quando era piccolo suo padre lo obbligò a bere il sangue dell’agnello appena sgozzato. La mia reazione un pò schifata mi sembra inadeguata in queste circostanze: sono le loro tradizioni, giudicare non ha senso.

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Me ne rendo conto quando visito il tempio della Dea Kali a 20 kilometri da Kathmandu, Dakshinkali Temple: la dea nera a cui i pellegrini dedicano due giorni alla settimana decine di sacrifici di polli, capretti, montoni, maiali è descritta come un essere sanguinario assetata di sangue. Una delle poche Dee di sesso femminile in realtà è venerata dai pellegrini descritta come coraggiosa perchè da sola è riuscita a distruggere il male. Il giorno del sacrificio è il sabato, ma il sangue corre copioso anche il martedì mentre il resto della settimana la quiete torna sovrana al tempio della Dea Kali. Quando raggiungiamo il tempio è giovedì e tiro un sospiro di sollievo poter evitare di vedere il sangue scorrere. Ho letto dei diari di viaggio alquanto sconcertanti di testimonianze di visitatori occidentali al tempio alla vista dei sacrifici e dei metodi utilizzati per uccidere gli animali. Il tempio di trova in un bosco in fondo al letto del fiume. Ci si arriva dopo avere  un sentiero percorso da tante persone, con vesti colorate, affiancate da bancarelle che vendono doni da portare alle dea Kali. Con la guida compriamo collane colorate di fiori, uova, laccetti di cotone colorati, caramelle dolci, tutto dentro un cestino di vimini che riconsegneremo al ritorno. Arrivati in fondo si apre davanti a noi il tempio. E’ piccolo e molto caotico. Da un lato ci sono tante persone in fila con le offerte in mano, dall’altro ci sono persone che hanno già fatto il rito e stanno accendendo incenso e candele di burro, pregando ad alta voce. Ancora più in là c’è una sorta di macelleria a cielo aperto, dove gli animali vengono puliti e cotti per poi essere mangiati sui tavoli del bosco vicino, come se fosse un picnic. Ci togliamo le scarpe, laviamo i piedi, depositiamo i doni in vari siti, bruciamo i petali di rododendro tra le candele di burro.

I bramini raccolgono i fedeli intorno a loro, dispensano benedizioni, segnano la fronte con la tika e legano intorno al polso dei fedeli del filo colorato giallo e rosso. Ci incamminiamo verso l’uscita, suoniamo la lunga fila di campane e campanelle sul ponte, ci rimettiamo le scarpe e salutiamo, ancora un po’ frastornati da questo posto così pieno di spiritualità.

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4 thoughts on “Kathmandu la città dei templi

  1. La condizione della donna, che può essere venduta o ripudiata dal marito, e il lavoro minorile sono l’altra faccia, orribile e disumana, di un Paese da tutti considerato un paradiso.
    Guarda il mio documentario.

  2. L’ha ribloggato su ViaggioSlowe ha commentato:

    Molti di questi monumenti patrimonio dell’Umanità e che troverete in questo post non potranno più essere visitati perché spazzati via dal terremoto. Un disastro per questa popolazione gentile e fiera nella sua semplicità che vive nella pace e nella tolleranza #prayforNepal

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