A colazione con Rhino

Dalle cime più alte del mondo alla giungla tropicale. Il Nepal è luogo di estremi: si passa dal freddo alpino al caldo equatoriale, dalle montagne abitate dagli Yak ai fiumi dove scorazzano coccodrilli e si stagliano i profili di elefanti e rinoceronti. Tutto questo è il  Chitwan National Park, termine hindu che significa cuore della giungla, quasi al confine con l’India che per la sua unicità si è guadagnato il riconoscimento dall’Unesco di Patrimonio dell’Umanità. Quando partiamo da Pokara dopo un giorno di riposo dal trekking sull’Annapurna, non immaginiamo che a cinque ore di pulman ci troveremo in un ambiente completamente diverso. La strada per arrivare a Sauraha alle porte del parco è lunga, trafficata e in alcuni punti disastrata. In Nepal non ci sono molte strade: questa è l’unica che collega Kathamndu, Pokara e il sud del paese e durante la settimana i camion e gli autobus affollano questa stretta strada che costeggia da un lato il fiume dall’altro la montagna. Non ci sono alternative mentre scendendo il caldo comincia a farsi sentire: nei mesi caldi si toccano i 40 gradi ora il termometro si ferma a 24 gradi.

Arrivati a destinazione mi guardo intorno e sembra di avere cambiato completamente paese: all’orizzonte non ci sono più le montagne ma foreste, paludi e praterie. Tornano le zanzare e per difendersi c’è un arma micidiale: l’Autan tropical. Non c’è bisogno della profilassi antimalarica per queste zone benchè le zanzare locali possono essere molto fastidiose.

Ben presto capiamo che qui domina l’elefante, ma anche il rinoceronte indiano con un solo corno, il coccodrillo, cervi, scimmie, facoceri e soprattutto la tigre del Bengala: la regina indiscussa del parco non si fa vedere facilmente. Ce ne sono 120 specie ma il numero è in calo, un paio di anno fa ne erano state censite 125.  La nostra guida ci racconta che un mese fa ne ha vista una nel corso di un safari: si muove da sola di giorno non in branco ed è possibile avvistala solo in lontananza. Il parco Chitwan è uno dei pochi dove è possibile vederla, ma bisogna avere pazienza, camminare per giorni e se la si avvista non sperate di avvicinarla.

Più facile invece avvistare il rinoceronte indiano, impressionante quando lo si vede da vicino nel corso di un safari sull’elefante:

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E’ enorme e rispetto al rinoceronte africano ha un solo corno. E’ una specie rara e si può avvistare in prevalenza al Chitwan e al mondo ne esistono soltanto 3mila esemplari, il maggior numero concentrato qui in Nepal. Gli effetti del bracconaggio sono stati deleteri per questa specie, ora la notizia positiva è che il numero sta aumentando e nel parco se ne contano circa 500. Si muovono liberi e una sera un esemplare è entrato nel parco di un lodge a noi confinante: lo abbiamo raggiunto mantenendoci a distanza di sicurezza, lo abbiamo illuminato con una forte torcia, i bambini erano  elettrizzati, ma anche gli adulti erano incuriositi: riuscire a vedere un rinoceronte così vicino è una rarità. Le persone del luogo ci hanno spiegato che era un esemplare abbastanza vecchio, appesantito pur mantenendo la sua imponenza  goffa con quelle zampette che reggono un copraccione dalla pelle coriacea. Tra l’altro a pochi metri sorgeva un campeggio di tende e palafitte di bamboo, non credo che sarebbe stato un incontro ravvicinato piacevole per i turisti del campeggio. Ma questi sono gli inconvenienti della wildlife, non siamo in uno zoo ma in mezzo ad animali e al loro habitat naturale.

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Il protagonista incontrastato del parco è l’elefante asiatico, il secondo più grande mammifero terrestre dopo il suo equivalente africano. Lo si incontra ovunque nei lodge, lungo le strade a tutte le ore, mentre fa il bagno circondato dai turisti che aiutano nelle abluzioni elefantiache, tutto sotto l’occhio vigile del mahout, il portatore, l’uomo che guida lo stesso pachierma per tutta la vita. C’è da dire che quasi tutti gli elefanti del parco sono addomesticati, impegnati nei safari naturalistici per trasportare i visitatori all’interno del parco.

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Un’esperienza indimenticabile che raramente può essere ripetuta anche per motivi di sicurezza è l’ora del bagno degli elefanti: tutti i giorni dalle 11 a mezzogiorno decine di elefanti lasciano il centro di allevamento per recarsi sul fiume per il bagno giornaliero. E’ un’esperienza unica potere essere lì con questi mammiferi e contribuire alle abluzioni: la nostra guida lo aveva vietato dicendo che era pericoloso, e qualche giorno prima un elefante si era innervosito di fronte a qualche turista troppo invadente, ma come sottrarsi a questa esperienza unica?

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Infastidisce invece vedere come gli elefanti vengano tenuti incatenati durante il giorno nel centro di allevamento: così come il trattamento riservato loro dai mahout che ne sferzano la testa con bastoni e uncini di metallo per impedirgli di deviare dal percorso, un metodo “Montessori” di addestramento, insomma. Il Wwf è intervenuto per promuovere un’iniziativa per introdurre metodi di addestramento meno severi rispetto a quelli tradizionali, basati su tecniche di tipo psicologico, ma forse prima degli elefanti bisognerebbe educare gli addestratori.

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Il parco ha una particolarità che poche riserve permettono, e chi è stato un Africa ed ha partecipato ad un safari lo sa bene: si può visitare il parco a piedi accompagnati da una guida ed è un modo fantastico per entrare a contatto con la natura del luogo. Ecco allora che girando per il parco sui bordi del fiume si possono scorgere coccodrilli affamati in cerca di pesci per sfamarsi. Questi a differenza degli elefanti non sono addomesticati.

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Come per gli elefanti e i rinoceronti, anche i coccodrilli sono una specie rara quella che si trova qui al Chitwan: sono i  gaviali, una sorta di alligatore asiatico con il muso allungato da cui spuntano i denti, più lunga dei coccodrilli tradizionali e possono arrivare fino a 7 metri. Trenta anni fa di questi coccodrilli ne erano rimasti soltanto 57 unità: per questo è nato dentro il parco il centro per la conservazione dei coccodrilli divenuto un punto di riferimento anche per la salvaguardia delle tartarughe marine (ce ne sono soltanto 50). Il gaviale è una animale a rischio di estinzione nonostante se ne siano trovate traccia in alcuni fossili di 110 milioni di anni fa con esemplari che presentavano le stesse caratteristiche. Il modo migliore per avvicinarsi a questi animali è svegliarsi all’alba e prendere una canoa per navigare lungo il fiume e vedere da vicino i coccodrilli che quasi si possono toccare, ma è meglio evitare.

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Ci si avvicina al punto che fa una certa impressione: due turiste cinesi non credevano ai loro occhi e pensavano che i coccodrilli che vedevamo lungo il fiume fossero di plastica messi lì per impressionare i turisti. Quando le ho portate dalla guida per convincerle che erano  in carne e ossa, hanno risposto: “Ma in Cina si fa così”. Già lì si copia tutto anche i coccodrilli che non hanno.

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Ci sono vari modi per visitare il parco: in canoa, a piedi, sull’elefante oppure sulla jeep: tutto serve per avvicinarsi alla natura in un pullulare di vita fatto di 450 diversi uccelli, farfalle da lasciare senza fiato.

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