Everest, recuperati 14 corpi rimasti intrappolati da una valanga

2013_1019nepal0376E’ un disastro quello che è successo sull’Everest: 14 guide (10 sherpa e 4 non sherpa) sono morte sotto una valanga a più di 6mila metri ma altri sono dispersi.  Li chiamano sherpa un nome diventato sinonimo di portatori, uomini con una resistenza pazzesca in grado di portarsi sulle spalle le pesanti valigie dei turisti arrampicandosi lungo i sentieri delle montagne nepalesi per i trekking ma anche per le scalate sulle rocce. Ho contattato le nostre guide che ci hanno accompagnato nel nostro trekking sui sentieri dell’Annapurna poco più di un mese fa, ma finora di loro non si hanno notizie. Sono molto preoccupata perché questo è un periodo con pochi turisti e guide e sherpa si aiutano tra loro per preparare i tragitti più popolari per quando arriverà l’alta stagione. A quelle altezze la montagna può riservare soprese pericolose anche a persone esperte del luogo:  durante il nostro percorso che inizialmente doveva portarci al campo base dell’Annapurna a 5200 metri abbiamo dovuto cambiare tragitto proprio perché una valanga aveva interrotto la strada. Abbiamo così optato per un percorso alternativo fino a Poon Hill a 3.200 metri.
Con il nome sherpa si identifica  una delle 78 etnie che popolano il Nepal, arrivati dal Tibet, di religione buddista abitanti le montagne  orientali dell’ex Regno himalayano del Nepal.  Non sono nati scalatori, ma lo sono diventati per vivere, soprattutto quelli che abitano nel distretto di Khumbu, dove sorge l’Everest o il monte Sagarmatha come è chiamato dalla popolazione locale.  L’abilità degli sherpa come alpinisti deriva proprio dalla necessità di adattamento al luogo dove vivono. E per questo sono stati determinanti nel successo di molti alpinisti stranieri e nelle loro conquiste delle mitiche vette himalayane.
La loro resistenza è eccezionale. Due anni fa, un super sherpa di 51 anni riuscì a battere l’insolito record di salire sulla vetta dell’Everest per ben tre volte in otto giorni per accompagnare tre diverse spedizioni. Un altro, Apa Sherpa, tre anni fa, collezionò la sua 21esima ascensione a quota 8.848 metri battendo un suo precedente primato.
L’emozione di toccare la vetta dell’Everest raccontata da uno degli sherpa che ha perso la vita sotto la valanga del 19 aprile 2014
Il più famoso di loro è senza dubbio lo sherpa Tenzing Norgay, che il 29 maggio 1953 accompagnò l’esploratore neozelandese Edmund Hillary sul tetto del mondo. Ancora oggi ci si domanda chi dei due fu il primo a mettere piede sulla cima. È morto nel 1986 all’età di 71 anni e la sua tomba si trova nel Museo della Montagna di Darjeeling, nell’India nord orientale.   Con l’esplodere del ‘turismo di alta quota e la presenza di sponsor che pagano i costosissimi permessi (si pagano 4mila dollaro solo di permessi e una scalata costa non meno di 25mila dollari), il lavoro degli sherpa si è fatto sempre più prezioso e anche più remunerativo: non bisogna però confondere gli sherpa intesi come portatori e che hanno il compito più faticoso di trasportare sulle spalle le attrezzature oppure utilizzando gli yak quando si scala oltre i 4mila metri, dalle guide: queste ultime hanno il compito di decidere quale tragitto fare, di aiutare gli scalatori nei momenti più difficili con il compito prettamente organizzativo. Sono due figure diverse e quelli morti sull’Everest appartnenevano probabilmente ad entrambe le figure, ma per facilità li si è chiamati sherpa.
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Ad ogni stagione, tra aprile e maggio, i portatori sgomitano per accaparrarsi i clienti e anche per fornire migliori servizi, tra cui le piste su pareti rocciose e crepacci per facilitare la scalata. Spesso la competizione è forte e si creano delle tensioni come quella che lo scorso anno ha portato al linciaggio dello scalatore bergamasco Simone Moro e di altri due suoi compagni al campo 2 dell’Everest per un diverbio durante l’apertura di una nuova via.
Dopo il disastro il peggiore nella st0ria delle spedizioni sull’Everest, il ministro del turismo si è affrettato a dire che le spedizioni che erano già in programma saranno ritardate al massimo di una settimana. Ma è difficile programmare il tempo necessario per liberare il tragitto dai resti della valanga tra l’altro quel punto è l’unico che dal Campo 1 porta verso il picco dell’Everest.
Secondo i dati delle agenzie di trekking locali, una guida può arrivare a guadagnare 5mila dollari in una stagione. Sono circa 10 dollari al giorno a cui bisogna aggiungere l’equipaggiamento e 50 dollari al giorno per le salite dai campi base verso le pareti rocciose. Le guide e gli sherpa sono coperti da un’assicurazione di 10 mila dollari a spedizione. 

Secondo il Ministero del Turismo nepalese, in questa stagione si sono già registrati 334 scalatori guidati da 31 team: sul posto sono già arrivati 500 persone tra guide, sherpa e addetti ai campi base:  si contano 248 scalatori morti di cui 76 a causa di valanghe e 161 stranieri. La maggior parte degli incidenti avvengono nella stagione primaverile, la più affollata: da metà maggio alla prima settimana di giugno è considerato il momento migliore per salire la vetta dell’Everest.

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One thought on “Everest, recuperati 14 corpi rimasti intrappolati da una valanga

  1. Le autorità del Nepal hanno deciso di interrompere le ricerche dei corpi delle tre guide che ancora mancano all’appello. Rimarranno per sempre sepolti sotto il ghiaccio

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