Le 10 cose da fare a #Expo

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Si può essere d’accordo o contrari all’Expo, ma in tutti i casi va visto perché ha alcuni tratti sensazionali. Forse non è del tutto coerente con i messaggi tra cui il principale “Nutrire il pianeta, energia per la vita“, ma costringe a pensare ad un tema quello dell’alimentazione su cui spesso si è troppo distratti o condizionati dalla pubblicità. la visita comincia dal Padiglione Zero tra i più belli dell’esposizione che per dirla con le parole del suo realizzatore Davide Rampello, “è un racconto che parte dalla memoria dell’umanità, passa attraverso i suoi simboli e le sue mitologie, percorre le varie fasi dell’evoluzione del suo rapporto con la Natura, dall’azione di addomesticare il mondo animale e vegetale all’invenzione degli strumenti della lavorazione e della conservazione, e arriva fino alle forti contraddizioni dell’alimentazione contemporanea. Un percorso emozionale che da racconto universale si fa storia individuale”. Tra le contraddizioni illustrate quello dello spreco alimentare e della speculazione finanziaria sulle materie prime.  Nulla, però, si dice come si sia passati dall’agricoltura all’industrializzazione alimentare, allo sfruttamento e alla malnutrizione e soprattutto nessuna soluzione su come nutrire il pianeta. Ognuno può costruirsi il suo percorso a seconda dei propri interessi: un consiglio, Expo non è una fiera del turismo o della ristorazione, cercate i contenuti offerti dai diversi padiglioni, non è sempre facile e questa è la mia proposta.

Per trovare un padiglione con forti contenuti, primo fra tutti il dramma della malnutrizione, visitate il padiglione della  Corea del Sud:  una esposizione dentro e fuori la struttura ci parla delle contraddizioni tra obesità e chi muore di fame e della necessità di tornare alle tradizioni per limitare i danni dell’industria alimentare con i cibi inscatolati senza controlli: forte il messaggio sulla messa al bando del cibo spazzatura, McDonald non è molto lontano da lì.Un orto verticale per le città del futuro è la proposta della Corea del Sud. Non è l’unica anche gli Stati Uniti e Israele propongono di utilizzare gli spazi verticali per gli orti urbani.

I cluster sono un angolo di riflessione sulle diverse filiere alimentari e sono un’occasione per conoscere come alcuni cibi arrivano sulle nostre tavole: caffé, cacao, cioccolato, riso, cereali, spezie, frutta. Sono anche l’occasione per raggruppare insieme quei paesi che da soli non avrebbero avuto le risorse finanziarie per partecipare ad Expo. Interessanti, ma di difficile lettura con l’eccezione della mostra fotografica di Salgado sul caffé (vedi foto in pagina). Manca però uno sforzo didattico, nulla di interattivo per conoscere i processi di produzione, bisogna sforzarsi a leggere dei pannelli di difficile fruizione: da non perdere il cluster del riso per capire come nasce e si sviluppa.

Cercate il cluster della biodiversità mediterranea: Sicilia, Tunisia, Grecia, Algeria, tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono rappresentati qui. Non perdete il backery siciliano (il migliore come rapporto qualità prezzo) da consumare con un picchiere di vino locale e il cous-cous della Tunisia con dolcetti di mandorla ottimi. Difficile da trovare è invece il parco della biodiversità con l’unico ristorante biologico di Expo: una panoramica sulla vegetazione mediterranea le cui oasi si stanno riducendo a causa dell’edificazione.

Non perdetevi il padiglione dell’Azerbaijan: è costruito da giovani architetti di uno studio milanese ed ha un concept che mette insieme i valori di un paese che vuole mettersi in mostra nei migliori dei modi senza dimenticare i messaggi legati ad Expo. Filmati, percorsi interattivi, giochi di luce e di musica: uno spazio elegante che coniuga bellezza e contenuti.

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Uno stand italiano ricco di contenuti è quello di Coldiretti: un po’ difficile da trovare. ubicato sul cardo dal lato opposto del Padiglione Italia, ma ne vale la pena. Scoprirete tanti prodotti sconosciuti, come il mais blu che rinasce a Cornate d’Adda, in provincia di Monza Brianza, un prodotto benefico per l’apparato circolatorio e che arriva dalla tradizione agricola degli antichi Incas. Oppure la patata viola, il riso rosso, i tanti cereali dimenticati e ora riscoperti. Da non sottovalutare l’happy hour che inizia alle 18 offerto ogni settimana da una regione diversa. Imperdibile.

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Qualche consiglio per mangiare a Expo: premesso che è caro (si mangia su piatti di carta e si utilizzano posate di plastica), mettete in conto non meno di 20 euro per un piatto e per bere qualcosa. Il padiglione peggiore per mangiare è quello francese tristissimo, baguette smilze con una fettina trasparente di formaggio o prosciutto cotto, pan brioche per la modica cifra di 5 euro. Se volete restare sul panino consiglio il padiglione della Bielorussia con sei euro ottimo sfilatino con salmone e volendo si può pasteggiare a vodka. Fiumi di birra Pilsner Urquell dalla Repubblica Ceca, da provare anche i wafer originali ovali. Il Giapponese è caro la fila è tanta e il riso è scotto. Cercate i padiglioni dove si possono mangiare cibi inconsueti: come all’Ecuador involtini di palma, quinoa, frullati fantastici.  Oppure i truck food dove degustare insalate di cereali, Ramen oppure haburger vegetariani.Se volete restare sul locale,  Eataly rimane il migliore con piatti consigliati da 20 diverse regioni ma per meno di 10 euro trovi poco: al massimo una piadina ottima con il formaggio fresco e la rucola allo stand dell’Emilia ovviamente, oppure a quello della Sardegna il pane carasau e il dolce al cioccolato con peperoncino e salsa di mirto (entrambi per la modica cifra di 15 euro inclusa bottiglietta di acqua).  C’è chi si porta da mangiare da casa, ma se non mangi che ci vai a fare all’Expo? 

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Mi dispiace dirvelo, ma al ristorante della famosa catena alimentare americana che fa hamburger si fa la fila, come si fa a venire a Expo e mangiare cibo spazzatura? Naturalmente padiglione in bella vista, impossibile non vederlo. Provate ad andare a cercare il padiglione del biologico nascosto in fondo al decumano in decima fila con ristorante biologico di Alce nero ottimo, ci saranno stare sette persone all’ ora di punta, senza parlare di Slow food i poverini sono gli ultimi, per trovarlo devi farti chilometri e chilometri, tutto ciò mi lascia stupita

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E ora parliamo del cibo del futuro: scordatevi la tradizionale pastiera, la macchinetta per fare la pasta in casa, maccheroni, rigatoni, spaghetti si faranno con la stampante 3D, Si potrà inventare anche la forma preferita della pasta. Si mangeranno scorpioni e termiti, si coltiverà il mare e i supermercati daranno le info in tempo reale sugli alimenti. Le previsioni indicano nel 2050 una popolazione mondiale di quasi 6 miliardi di persone e il cibo scarseggerà. Ecco allora il cibo del futuro: scorpioni alla vodka oppure ricoperti di cioccolato, vermi e termiti. La terra scarseggia già, gli ettari coltivabili con l’urbanizzazione e la desertificazione saranno sempre meno: allora si coltiverà il mare, ecco la fattoria galleggiante, già costruita su un’isola delle Maldive. Il cibo del futuro si trova vicino al padiglione Coop.

Solidarietà con il Nepal che pochi giorni prima dell’avvio di Expo il 25 aprile ha subito uno terribile terremoto che ha ucciso più di 7mila persone e distrutto città meravigliose patrimonio dell’Umanità. Non perdete il padiglione terminato anche grazie l’aiuto degli operai italiani che hanno lavorato gratis per consentire di aprire in tempo per l’inaugurazione. La solidarietà passa anche da qui: sul decumano una techa raccoglie le offerte per aiutare le popolazioni del Nepal.

Dalla solidarietà alle meraviglie del Cirque du Soleil con lo spettacolo Alla vita! progettato in esclusiva per Expo. Un’ora di acrobazie circensi che lasciano senza fiato, tutto giocato sul tema del cibo. Lo spettacolo dura un’ora e il biglietto costa 25 euro, ma ne vale la pena. E poi andare di sera a Expo costa solo 5 euro e il divertimento è assicurato.

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