Costa Rica, coast to coast #pura vida

Arrivare in Costa Rica e avere la sensazione di non essere mai partiti: il piccolo paese del Centro America che vanta una biodiversità naturalistica eccezionale, non è quello che uno immagina essere un paese caraibico, casino, allegria, musiche, danze, ma anche povertà ed emarginazione. Nulla di tutto questo, molto più simile all’Europa e all’America se non fosse per la natura lussureggiante. Premetto che l’impatto è stato deludente: traffico, smog, tutto carissimo non per niente viene chiamato la Svizzera del Centro America. Avevo deciso per un viaggio in questa parte del mondo perché l’altra parte è sempre meno frequentabile in questo periodo per il rischio terrorismo. E poi ero curiosa di vedere come questo paese era riuscito a coniugare ecologia e turismo, vantandosi di essere uno dei paesi più ecologici al mondo. Mi dispiace deludervi ma non è così: ho respirato più Pm10 in due settimane di viaggio coast to coast che se fossi rimasta a Milano, strade intasate dai camion di banane e ananas della Del Monte che raggiungevano il porto di Limon per essere spedite in Europa, niente tradizioni, si mangia male, i piatti della tradizione come il Casado, il Gallo Pinto dopo due giorni ti vegono a noia. Cultura inesistente, la capitale San José è una delle città più brutte che abbia mai visto con l’eccezione del teatro nazionale  e di una chiesa, luoghi organizzati per un turismo americano. Ma il Costa Rica è innanzitutto natura, un concentrato di flora e fauna difficilmente replicabile in altre parti del mondo che compensala mancanza del resto. Dalla costa Caraibica alla costa Pacifica lungo la cordigliera ricca di foreste pluviali e vulcani, il Costa Rica mostra la natura estrema che benché si cerchi di addomesticare, può presentare ancora qualche angolo incontaminato. Come il Tortuguero che la sua sola visita vale il viaggio.

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Da San José a Porto Viejo de Sarapaquì: un vecchio porto famoso ai tempi di Banana Republic è oggi meta di ecolodge e degli appassionati di kayak. Da qui si prende una barca e si risale il fiume Rio de Puerto Viejo fino al confine con il Nicaragua per immettersi nel Rio San Juan piegando verso il mare dei Caraibi per raggiungere il canale de Tortuguero: sei ore di navigazione per raggiungere questo parco diventato famoso perché qui nidificano le tartarughe. Pernottiamo al villaggio di Tortuguero, in una cabana sul mare con il sole che cala alle spalle. Al mattino all’alba si parte per una esplorazione del parco in canoa, un vero safari dove il paesaggio intorno, sul fiume, è surreale. Coccodrilli, iguane, scimmie, cormorani e mille uccelli tropicali.

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Lasciamo il Tortuguero con un po’ di nostalgia perché qui la forza della natura la tocchi con mano. Riprendiamo la barca e risaliamo il fiume lungo il Rio Pacuaré fino a Moin verso il porto di Limon: stare dentro al Tortuguero ti taglia fuori dal resto del mondo e la via del ritorno tra pellicani in cerca di cibo, bradipi appesi agli alberi, scimmie urlatrici che ti salutano ha qualcosa di magico. Davanti a noi il mare dei Caraibi e le sue spiagge immense come Porto Viejo famosa per le sue onde, la più famosa è la Salsa Brava, e i suoi surfisti, il parco di Cahuiti dove anche qui foresta e mare si toccano.

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A Porto Viejo da vedere il Jaguar centro de Rescate un asilo per animali feriti, orfani salvati allo scopo di riprodursi in un habitat naturale. Il fondatore è un italiano: qui si possono vedere gli animali da vicino, curati e accuditi c’è persino una nursery per le scimmiette e per i bradipi tenerissimi. A proposito dei bradipi, qui ho scoperto che sono animali a sangue freddo che si muovono lentamente per non sprecare calore e i piccoli si aggrappano alla mamma, ma non sono marsupiali.

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Il giaguaro insieme al puma dal manto color miele è il felino che abita questo paese. E’ difficile da vedere e ci sono pochi esemplari: il centro prende il nome dal giaguaro perché è stato il primo animale ad essere salvato dal centro di recupero di Porto Viejo.

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Dal mare dei Caraibi a Monteverde 

Salutiamo il mare dei Caraibi per addentraci all’interno del Costa Rica. Il paesaggio cambia da subito: colline verdi lungo un sali e scendi di strade per arrivare ad Orosi dove il caldo dei Caraibi ormai un ricordo: clima asciutto, da montagna, si dorme con il piumino e di sera si esce con la maglia pesante. Questa valle è famosa per il caffé, si possono visitare le coltivazioni e imparare da dove nasce e come viene lavorato il nostro amato caffé. Il clima è perfetto, suolo fertile e abbondanza di acqua e sorgenti termali. E’ la cordigliera di Talamanca, ricca di vulcani che creano sorgenti termali di acqua calda. Da Orosi ci dirigiamo verso Monteverde, il punto di partenza delle escursione al Bosque nebuloso. Si arriva a Sant’Elena dopo una lunga attraversata tra le colline fiorite e strade sterrate: qui siamo nel Guanacaste, il cuore del Costa Rica naturale, con vulcani, parchi e fiumi dove si i può fare tutto, scalare montagne, fare rafting, visitare la foresta nebulosa avvolta nella foschia, in mezzo ad animali di ogni specie.

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La zip-line è il modo migliore per visitare il parque nebuloso de Monteverde: ci si appende a un cavo e ci si lancia anche per un intero chilometro sopra le cime degli alberi, sembra di volare e sotto solo foresta. E’ una esperienza entusiasmante. Ci sono zip-line in tutta la Costa Rica ma quelle più belle sono qui a Monteverde dove è nata la prima zip-line.

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La natura entra anche al ristorante: al Tree house di Monteverde si può mangiare sui rami dell’albero secolare. Il Tree house è nella lista dei ristoranti più strani al mondo.

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Il Costa Rica è pieno di vulcani che si snodano lungo le cordigliere da Nord ovest a Sud est: il più famoso è il vulcano Arenal, riconoscibile per la sua forma conica, è un’ottima destinazione per trekking e sorgenti termali. Da provare le Terme di Baldi a La Fortuna, in stile liberty potrete passare una serata a mollo nelle acque calde sorseggiando un cocktail, pura vida.

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A pochi chilometri da San José c’è questo simpatico vulcano Poas: facile da raggiungere, meta domenicale dei costaricensi, il vulcano è ancora attivo e lo si vede fumare attorno alla laguna Poas di un colore verde da laguna blu.

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Da La Fortuna, invece, si può raggiungere il vulcano spento Irazu a 3.400 metri di altitudine, raggiungibile tranquillamente in bus.

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Cascate, cascatelle  si scorgono ad ogni angolo e in alcuni casi si può fare il bagno

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Montagne, cascate, vulcani, sorgenti termali questa è la regione del Guancaste che regala grandi emozioni per chi ama la natura ma è anche una giostra per turisti. Per ogni fiume, per ogni cascata, per ogni giungla innumerevoli sono le opportunità turistiche offerte: rafting, trekking organizzati, passeggiate sui ponti sospesi, zip line e molte altre. Tutte estremamente costose e create ad hoc per soddisfare il mercato europeo e americano. Nel paese di La Fortuna, chiamato così per essere scampato all’ultima devastante eruzione dell’Arenal, si trovano solo agenzie turistiche, ristoranti, ostelli e alberghi. È a tratti sconsolante tutto questo sfruttamento turistico, difficile trovare angoli fuori dai circuiti delle agenzie. Però tutto questo ha permesso di creare un’economia che preservasse la natura circostante. È anch’essa una industria, ma meno devastante di altre nei confronti dell’ambiente. Ben venga, anche se i trekking nella giungla per osservare gli animali paiono sempre di più passeggiata nello zoo.

Dai vulcani all’Oceano Pacifico 

Lasciamo il Guanacaste per dirigerci verso l’Oceano Pacifico e in particolare Playa Tamarindo, uno dei luoghi più vivaci con ristoranti, bar e il surf che fa da sfondo, la birra Imperial, il casado e la frutta tropicale. Qui ci sono le condizioni migliori per cavalcare le onde, tutti ci provano a trovare l’equilibrio sulla tavola: per la modica cifra di 45 dollari l’ora si possono prendere lezioni in una delle tante scuole che si susseguono sul lungo mare.

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Tra le più belle spiagge vicino a Tamarindo ci sono Brasilito e Playa Conchal, quest’ultima una spiaggia bianca di conchiglie, frequentate dai locali che si incontrano per un bagno e una grigliata di pesce fresco. Completamente diversa da Playa Tamarindo, più selvaggia, baretti locali, si può nuotare fino alla barriera corallina, non è quella australiana ma qualche pescetto colorato si può osservare. Se volete passare una giornata in completo stile costaricense cominciate con la tavola del surf o più semplicemente lo snorkling, ma potete fare anche una passeggiata a cavallo lungo il mare.

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Da Playa Tamarindo si spostiamo verso sud, una costa quella del Pacifico su cui si è abbattuta la speculazione immobiliare, grattacieli abitato dai ricchi americani che con la pensione si sono trasferiti in questo paradiso. Andando verso sud si trovano alcune delle spiagge più belle: Punta Arenal, Playa Hermosa, Playa Balena. Fino a uno dei parchi più belli, ovvero Manuel Antonio. Una riserva minuscola, un istmo di terra sulle cui sponde si trovano spiagge incantevoli. Nel promontorio foresta selvaggia popolata da bradipi, iguane, serpenti, scimmie, procioni. E poi tucani, aquile e coloratissimi pappagalli. Potete spingervi fino al Parque Nacional de Corcovado altre due ore di viaggio per ritrovare l’ultimo lembo ancora intatto di una natura paradisiaca. 

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Sulla spiaggia si trovano questi simpatici bradipi appesi alle palme e passano tutto il giorno senza muoversi.

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Sul sentiero si incontrano atletici daini, simboli del parco

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Il formichiere non è facile incontrarlo, ma qui abbiamo avuto questa fortuna

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Le scimmiette noiose, i cebi capuccini. ti inseguono lungo i sentieri del parco fino a quando non le scatti una foto

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Il dolce pizote ci saluta e noi salutiamo questo paese un po’ parco giochi un po’ zoo da vedere prima che la mano dell’uomo lo rovini completamente.

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