#Etna, alle pendici del vulcano tra vigneti e fichi d’india

C’è un modo diverso per visitare l’Etna senza salire fino alle sue bocche: girarvi attorno in un ideale cerchio che parte da Catania e ritorna a Catania. Un piccolo trenino vi può aiutare in questo viaggio fuori dal tempo: è la Circumetnea, poco conosciuta dai turisti, ma che con soli 7 euro vi porta alle pendici dell’Etna dove in un lungo percorso di oltre cento chilometri si sale e si scende tra una natura piena di contrasti e di tradizioni.ferrovia-circumetnea Quando mi capita di scoprire questi gioielli mi chiedo perché andiamo così lontani nei nostri viaggi, a volte basta poco per sorprenderci. Le scoperte spesso sono casuali ed è quello che rende un viaggio speciale: potere raccontare di posti vicini o lontani ancora poco conosciuti e poco raggiungibili.

La ferrovia Circumetnea è una storia da viaggioslow: una ferrovia a scartamento ridotto, ad un solo binario che lungo una tratta di circa 110 Km, viaggia intorno all’Etna attraversando numerosi paesini ai piedi del vulcano e regalando ai viaggiatori suggestivi scorci del paesaggio lavico. Il percorso della ferrovia Circumetnea, inaugurata nel 1895, va dalla stazione di Catania Borgo fino a Riposto e viene percorso in entrambi i sensi di marcia attraversando Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo. La Circumetnea non è un treno prettamente turistico, ma pensato per i pendolari, sebbene saltuariamente vengano organizzate anche corse puramente turistiche con littorine d’epoca. Ciò non toglie che un viaggio in Circumetnea può essere un’esperienza suggestiva per scoprire scorci del vulcano e paesaggi meno noti della Sicilia orientale.

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Non aspettatevi vagoni con aria condizionata perché il treno è composto da un unico vagone e già a partire dalla stazione di Catania Borgo, nei suoi colori tipici rosso e giallo ocra, si entra in una dimensione insolita. Spesso i locomotori sono vecchi, sbuffano, fischiano, ad eccezione del nuovo treno Vulcano su cui è possibile caricare la bici, ma effettua una sola corsa al giorno. Tutti i treni, però, hanno la capacità di portarci su strade difficilmente accessibili, attraverso paesaggi bellissimi e di far dimenticare per qualche ora  il telefonino.

L’avventura inizia dalla stazione Catania Borgo che con la stazione ferroviaria centrale non ha nulla da spartire: per raggiungerla si sale lungo la via Etnea e all’altezza di via XX Settembre si prende via Caronda e si comincia a salire perché la stazione si trova nella parte alta della città di Catania e non la vedrete finché non ci sarete di fronte. Attenzione agli orari perché ci sono poche corse e nei festivi non circola. Io consiglio di svegliarsi presto e prendere la corsa delle 7:55 perché il viaggio è lungo e dovrete impegnare tutta la giornata.

cartina-tracciato-fce_500Quando il locomotore vi si parerà davanti non potrete credere ai vostri occhi: l’intero treno è grande come un vagone della metro di Milano. Si sale e si attende con ansia la partenza.

L’abbrivio è rumoroso, suoni a cui non siamo più abituati, oggi tutto così ovattato. Il primo tratto non è particolarmente interessante essendo la periferia di una grande città. Misterbianco, Paternò, Adrano, Bronte fino a Randazzo si percorrono in due ore e quaranta minuti.

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Il paesaggio cambia man mano che si sale fino a toccare 922 metri a Rocca Calanna, dopo Bronte, la patria dei pistacchi: distese aride che si allungano fino ai monti Nebrodi, fichi d’india che crescono in ogni angolo, e poi ancora uliveti, aranceti scorci di natura dove non passa nessuna macchina. Il trenino si inerpica sbuffando e sgusciando su stretti percorsi e sbalzi nel vuoto da brividi. Poi il panorama cambia di nuovo e diventa scuro per i resti di colate laviche immense a ricordare che l’Etna è il vulcano più alto in Europa e uno dei più attivi.

Si arriva a Radazzo alle 9:49: qui conviene scendere per visitare la cittadina di origine normanna e prendere il treno 1781successivo alle 13:24. Come molte città siciliane dell’entroterra, Randazzo è un goiellino costruito tra l’Etna e il fiume Alcantara (quello delle gole) e da qui sono passati tutti i conquistatori lasciando un segno: i Normanni, i Lombardi, Aragonesi e Spagnoli e i monumenti, per quello che resta, trovano spesso il segno di riconoscimento dell’architettura normanno-sveva. Pur essendo il centro più vicino all’Etna, è sempre scampato alle eruzioni riuscendo a conservare il suo aspetto medioevale. La basilica di S.Maria è di origine normanno-sveva stile che si associa con quello gotico-catalano dei portali. Poi i palazzi aragonesi sulla via principale, la chiesa di San Martino costruita dai Lombardi venuti al seguito dei Normanni per conquistare la Sicilia possiede uno dei più bei campanili di tutta la regione in stile gotico siciliano del periodo normanno-svevo. Come si vede questa piccola città di 11mila abitanti raccoglie una storia secolare.

Il treno riparte ma ora la strada è in discesa. Qui il panorama è meno brullo, ricco di vigneti del famoso vino dell’Etna, ma anche frutteti, aranceti, ulivi e gli immancabili fichi d’india. Da questa estate si organizzano anche visite alle cantine della zona, ma soltanto pochi giorni al mese . Manca ancora poco e già in lontananza si scorge il mare di Riposto, il capolinea. La cosa migliore, però, è scendere la fermata prima a Giarre e prendere il treno delle Fs per Catania o Taormina che passano ogni mezz’ora. Siamo così arrivati alla fine della nostra attraversata spero che l’abbiate trovata interessante, io sì e attendo i vostri suggerimenti. Buon viaggio.

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