Etna, il vulcano patrimonio dell’Umanità

Se avete intenzione di fare un giro in Sicilia non perdetevi una salita sull’Etna. E’ una delle nostre meraviglie che spesso non conosciamo,  patrimonio dell’Umanità che da Catania si erge lungo la via Etnea fino ai piedi del vulcano. Una salita impegnativa se ci si vuole spingere fino al cratere centrale a 3340 metri, con la bocca incessantemente fumante di vapori provenienti dall’abisso. Quando sono salita la prima volta ero appena tornata dal Nepal e quindi mi sentivo pronta fisicamente per affrontare la salita impegnativa e che può essere effettuata soltanto con una guida esperta per i pericoli dei crepacci che si aprono lungo il cammino. Quindi armatevi di scarpe adeguate e giacche a vento perché la zona è sempre ventosa.

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La piazza di Nicolosi

Vi accorgerete subito che la salita all’Etna è diventata una meta turistica gettonatissima con tante agenzie che offrono tour più o meno impegnativi, ma è più divertente organizzarlo da soli si possono raggiungere mete interessanti a prezzi contenuti. Ed è quello che ho fatto prendendo l’autobus pubblico da Piazza Giovanni XXIII a Catania di fronte alla stazione ferroviaria alle 08:15, un bus che parte tutti i giorni d’estate e d’inverno per la modica cifra di 6,60 euro e in due ore si arriva ai piedi del vulcano. Sull’autobus si possono caricare le biciclette perché c’è chi arriva in cima e scende sulle due ruote, oppure con la mountain bike si possono percorrere tratte inesplorate.

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Il rifugio rimasto sepolto dalla lava

D’estate l’autobus è sempre pieno quindi meglio arrivare presto per non rimanere a piedi. Il percorso lungo l’Etna del sud è una avventura, circondato da vigneti, alberi da frutta, ricco di coltivazioni. La prima tappa è Nicolosi, definita la porta dell’Etna: mi fermo per un caffé al bar la Dolce vita, ma non resisto alla granita al caffé con panna. Quando si riparte l’autobus è completo molti di coloro che lavorano sull’Etna prendono questo mezzo per gli spostamenti quotidiani. La strada è alberata, ripida e piena di curve, spunta persino il tetto di una casa: è quello che resta del rifugio rimasto travolto dalla lava infuocata dell’eruzione del 1983. Dopo due ore si arriva al Rifugio Sapienza a 1900 metri. Qui finisce la corsa del bus e inizia quella delle funivie da qui partono le escursioni ai tanti crateri del vulcano. Ristoranti e negozi di souvenir occupano la piazzetta insieme alle agenzie turistiche perché per salire fin sulla cima del cratere a 3340 metri ci vuole una guida esperta. Ma gli scarponi da trekking? Ci pensa l’agenzia DSCF5646a fornire scarpe, calze e giacca a vento. Come quella di Pietro La Rosa  guida vulcanologica, scalatore e guida di professione ha scalato tutti i più importanti vulcani nel mondo. Di Nicolosi, Pietro ha fatto della guida turistica la sua professione e durante la risalita potete chiedergli qualsiasi cosa sui vulcani e le scalate.

11922789_1094239073939365_3310621008005806512_oEccoci qui pronti per la scalata, gli scarponi ci sono, giacca a vento pure partiamo alla volta della funivia. Quando arriviamo in cima ci guardiamo intorno e il panorama è straordinario, sembra essere sbarcati sulla luna, sabbia nera, crateri, vegetazione completamente sparita, coni neri-rossastri, crateri millenari spenti che sono stati nel passato infernali bocche di fuoco da cui sono usciti milioni di metri cubi di materiale che hanno contribuito a edificare questo colossale vulcano. Ma siamo solo all’inizio. Ci mettiamo in cammino: dall’alto il panorama è straordinario

11856439_1093149480714991_5788832183211604162_ol’azzurro del mare su questo cielo terso, lo sguardo che scorge in lontananza Taormina. Noi intanto saliamo tra crateri, fumi e sabbia rossa. Ma la parte più dura deve ancora arrivare perché per giungere in vetta al vulcano bisogna attraversare una vallata di lava essiccata, friabile, pericolosa e tagliente: dimenticate i 30 gradi di Catania, qui l’aria è gelida di alta montagna, i venti sono impetuosi e camminare su questo terreno è difficilissimo.

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Si cammina in queste condizioni per almeno due ore: ogni tanto Pietro si ferma per raccontarci dove siamo e che cosa sta succedendo attorno a noi, i fumi, l’odore di zolfo e in lontananza un panorama mozza fiato.

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Quando arriviamo alla punta massima del grande cratere di Nord Est a 3340 metri il fumo che esce dalla bocca del cratere centrale è avvolgente: arrivare in cima e provare l’emozione di porsi sull’orlo della voragine dove la suggestione del luogo, della vastità del cratere, i rigurgiti del vapore provenienti dall’abisso sono il respiro del mostro, con cupi boati in profondità, tutte sensazioni che tolgono il respiro. Sono salita altre volte a queste altitudini, ma arrivare in cima e trovare un cratere fumante è un’altra cosa. Nell’agosto del 2013 da questo cratere cominciò ad eruttare lava, era estate e da Catania si potevano vedere le lingue della lava che scavava solchi nella roccia. L’Etna è il vulcano più alto d’Europa ma soprattutto

11650798_1062611993768740_1543628944_nquello più attivo. E chi ha la fortuna di vedere fuoriuscire le lingue di lava avrà un ricordo unico: il magma che cola il fronte lavico e che si espande sotto gli occhi dei curiosi. Il ritorno è ancora più suggestivo con i crateri che ti portano fino al centro della terra in questo panorama lunare che non ha paragoni in Italia neppure le Dolomiti altro patrimonio dell’Umanità. Il ritorno è ugualmente impegnativo, altre due ore e mezzo tra crateri e sabbia laica che rendono difficile la discesa. Un’attività quella vulcanica che dura da millenni, Catania è stata ricostruito a causa di una eruzione disastrosa del 1693 e ancora oggi ne mostra i segni. Dai Nebrodi nasce il fiume Alcantara e scorre dentro le famose gole dell’Alcantara, formatesi da una eruzione vulcanica e oggi mostrano le sue formazioni rocciose a canna di organo uniche in Italia.

L’Etna è Monte, Sole, Fuoco e Neve. Esiste una Etna bianca quella invernale dove potere sciare sul versante nord del vulcano alla Pineta di Linguaglossa e gli impianti di sci (1 funivia, 1 seggiovia, 3 skilift dove fare sci alpinismo, discesa, escursionismo e ciaspole) di Piano Provenzana scendendo lungo la montagna guardando il mare e rendere magico il ricordo.

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Quegli Infernot del Monferrato patrimonio dell’Umanità

Quando viaggi è la curiosità che ti porta: puoi fare migliaia di chilometri lontano da casa oppure soltanto qualche centinaia e scoprire mondi nascosti, che raccontano un passato lontano. Sapete che cosa sono gli #Infernot? Io l’ho scoperto una domenica uggiosa di febbraio quando tra la distrazione generale e la rilassatezza di una campagna quella del Monferrato che ti accoglie tra le sue prelibatezze, qualcuno ha pronunciato la parola magica Unesco.

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E sì perché una parte di queste terre, le Langhe e il #Monferrato, dal 2014 sono patrimonio dell’Umanità e a potersi fregiare del prezioso riconoscimento sono anche gli Infernot, parola sconosciuta con una assonanza simile al grammelot quella lingua strana di Dario Fo, ma credo non 20160227_163659centri nulla. In questi momenti ti senti piccolo e provinciale: percorrere migliaia di chilometri alla ricerca dell’esotico per poi scoprire che dietro casa ci sono tesori invidiati da tutto il mondo.  Ecco allora spiegato il mistero degli Infernot: piccole camere sottoterra, scavate nella pietra da Cantoni, una roccia calcarea, simile al tufo, proveniente da sedimento marino, facilmente scavabile e lavorabile. Marino? E dov’è il mare, ci sono solo colline. Qui tutti raccontano che oltre 2 milioni di anni fa tutta la pianura padana fino alla zona delle Langhe e del Monferrato era coperta di acqua, il mare Adriatico era molto più esteso di oggi. Poi quando le terre emersero, non chiedetemi quando e perché, la prima terra a sbucare fu proprio il Monferrato circondato da formazioni calcaree, il cui passato marino è ancora oggi evidente nei tanti fossili che si possono scorgere tra le rocce.

IMG-20160227-WA0014Gli Infernot riconosciuti dall’Unesco sono scavati in questa pietra marina, stanze senza luce ed aerazione, raggiungibili attraverso la crota, ovvero una cantina, utilizzati per conservare vino e alimenti. La parola Infernot ha una origine francese e significa la cella più angusta del carcere, insomma un vero inferno. Gli Infernot scavati nella pietra arenaria sono gli unici riconosciuti dall’Unesco e dei 47  rimasti nel Monferrato soltanto 9 (tra cui quello nelle foto di Cella Monte) sono oggi patrimonio dell’Umanità. La loro profondità può arrivare fino a 17 metri sotto la superficie e mantiene una temperatura costante tra 14 e 16 gradi tutto l’anno.  Oggi si possono definire come opere architettoniche uniche e originali, costruite con pochi e umili attrezzi, con i segi degli scalpelli ben evidenti nella roccia, una abilità oggi riconosciuta dall’Unesco che li ha definiti “singolari manufatti architettonici” a rappresentare “la radicata cultura del vino e dello straordinario paesaggio modellato dal lavoro dell’uomo”.

Wine Therapy tra le colline 

Le colline del Monferrato non finiscono di stupire. Messe in competizione con le Langhe cercano di mostrarsi al mondo per quelle che sono: meno eleganti e curate delle colline limitrofe, rimaste al margine del fortunato riconoscimento Unesco che ha fregiato del prestigioso titolo soltanto gli Infernot, più accessibili se si pensa che un ettaro delle Langhe può costare fino a un milioni di euro.

IMG-20160227-WA0011Questo non toglie che tra queste colline si possano trascorrere tranquilli fine settimana romantici tra piatti ricercati e attrazioni fantasiose come la Wine Therapy antiage di Ca’ San Sebastiano a Camino in provincia di Alessandra, a cinquanta minuti da Torino. L’esperienza del bagno nel barbera ti fa ubriacare soltanto a pensarci, poi scopri che come per magia si trasforma in realtà. Per chi è allergico all’alcol è meglio che si dedichi ad altre distrazioni.

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Il Wine Resort della famiglia Vellano, sulla strada per Castel San Pietro, un tempo casolare di campagna, ristrutturato negli anni 2000 quando le Langhe e il Monferrato ricominciarono a diventare meta del turismo straniero, ti accoglie offrendoti una crostata della casa con la marmellata rigorosamente fatta con la frutta coltivata da loro che si può vedere sporgendosi sulla vallata dove sorgono le vigne e i frutteti: è l’antipasto prima di immergerti nella Spa tutta in legno e vetrate da cui godere un panorama mozzafiato.20160227_113738

L’odore del vino ti travolge prima che tu possa fare qualcosa: tinozze in legno per un veloce idromassaggio, una vasca con acqua termale, sale massaggi da fare in coppia e gran finale la vasca idromassaggio al vino. Il colore rosso del liquido e il suo odore sono inequivocabili e una volta immersi si può godere del tepore sorseggiando un calice di moscato. All’uscita, una doccia veloce, qualche momento di relax bevendo questa volta una tisana per spegnere i fumi dell’alcol e via al ristorante dove si pasteggia con il vino della casa Barbera, Grignolino che portano i nomi degli avi ma c’è anche Osiri in onore di una statuetta egizia ritrovata negli scavi della cantina. In primavera le colline del Monferrato diventano teatro per ciclo turisti con tragitti accessibili a tutti specialmente per chi affronta i runner in e-bike.

L’ex banker cambia vita per amore delle #Dolomiti

Da Sydney a Corvara, dalla barriera corallina australiana alle Dolomiti. In comune hanno l’essere entrambi patrimonio dell’umanità salvaguardati dall’Unesco, per il resto le differenze sono incolmabili. Per l’ex banker della Jp Morgan, l’investment bank americana con sedi in tutto il mondo, la scelta non è stata facile. “Non sono un banker pentito, però dopo avere viaggiato mezzo mondo mi sono reso conto che anche un paesino come Corvara con 5mila abitanti ha molte potenzialità”.

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Stefano Pezzei

Stefano Pezzei , 35 anni, dopo cinque anni trascorsi tra Londra, New York e Sydney è così tornato a casa con la sicurezza di non partire da zero: i genitori sono da sempre albergatori di questa località perla delle Dolomiti, Corvara, in Alta Badia (Trentino Alto Adige), un comprensorio compreso tra La Villa, San Cassiano, Colfosco, e Badia, 5mila abitanti che in inverno diventa meta indiscussa di sciatori provenienti da tutto il mondo. Con lui anche la moglie come Stefano ex banker che da pugliese ha deciso di seguire il marito con la figlia tra queste ispide montagne, passando dall’inglese al ladino, la lingua locale della valle. “Quando sei all’estero ti rendo conto che molte delle nostre criticità diventano valori e allora metti sulla bilancia tutto e decidi che cosa vuoi fare della tua vita”.

Stefano decide così di tornare a casa un momento prima dello scoppio della grande crisi finanziaria del 2008, dopo il crack della banca d’affari Lehman Brothers che segnò il destino della finanza mondiale: “I segnali della crisi erano evidenti eppure nonostante lavorassi in una grande banca d’affari nessuno sapeva in quel momento come ne saremmo usciti, la confusione era totale”, racconta. Se la vita a New York è dura in tempi normali, in una situazione di incertezza diventa ancora più faticosa: “In quel periodo mi sono reso conto che volevo avere una mia attività, prendermi i miei rischi perché sia chiaro che la società americana per quanto dall’esterno sembra bellissima, alla prova dei fatti è molto diversa”.

La svolta arriva nel 2009 quando le Dolomiti vengono dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Questa perla conosciuta in Italia, ma poco all’estero comincia a suscitare l’interesse dei tour operator internazionali. “La mia esperienza all’estero ha così cominciato a dare i suoi frutti – dice il giovane albergatore – le richieste da clienti americani e sudamericani sono diventate sempre più numerose, curiosi di conoscere questa località che coniuga la qualità degli impianti a prezzi concorrenziali”.

Una perla ancora sconosciuta la definisce la stampa internazionale, con una articolata rete di impianti sciistici, il Sella Ronda, attorno ai quattro passi dolomici (Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena), la pista della Coppa del Mondo Gran Risa famosa per le prodezze della squadra azzurra e le performance del campione del mondo Alberto Tomba che hanno regalato grande popolarità alla località: ancora oggi qui viene organizzata una delle tappe della Coppa del Mondo di sci quest’anno in programma il 20 e il 21 dicembre con la prima discesa in notturna. Ai paesaggi mozzafiato abbina la cura per la cucina e la ristorazione al punto che, caso unico in Italia, in un’area di 4 chilometri quadrati si concentrano ben 3 ristoranti che vantano 3 stelle Michelin.

Alta Badia_Hike_molography.it (2)Il prossimo passo è promuovere la località non solo come meta invernale, ma anche estiva puntando sull’e-bike e sui percorsi ciclistici come risposta estiva allo sci invernale. “L’obiettivo è creare una domanda anche nei mesi estivi perché le potenzialità ci sono e i turisti pure”. Il problema restano i collegamenti, raggiungere la Val Badia con un mezzo diverso dall’auto è ancora complicato: si lavora con le infrastrutture locali per accogliere i turisti che aatterrano dagli aeroporti di Verona, Venezia e Insbruck, shuttle ad hoc, ma treni e bus restano ancora di difficile fruizione: “In Italia si fa ancora poco per il turismo, non è possibile che la Spagna faccia più pernottamenti del nostro paese”. Con gli ex colleghi della JP Morgan ha mantenuto i contatti e oggi si incontrano sulle piste da sci o davanti a un piatto di grästl. Un consiglio per i giovani italiani che vivono all’estero? “L’esperienza all’estero ti apre al mondo del lavoro, tutti dovrebbero lavorare all’estero per un po’ per tornare convinti che in Italia si può fare tanto”.

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