#Etna, alle pendici del vulcano tra vigneti e fichi d’india

C’è un modo diverso per visitare l’Etna senza salire fino alle sue bocche: girarvi attorno in un ideale cerchio che parte da Catania e ritorna a Catania. Un piccolo trenino vi può aiutare in questo viaggio fuori dal tempo: è la Circumetnea, poco conosciuta dai turisti, ma che con soli 7 euro vi porta alle pendici dell’Etna dove in un lungo percorso di oltre cento chilometri si sale e si scende tra una natura piena di contrasti e di tradizioni.ferrovia-circumetnea Quando mi capita di scoprire questi gioielli mi chiedo perché andiamo così lontani nei nostri viaggi, a volte basta poco per sorprenderci. Le scoperte spesso sono casuali ed è quello che rende un viaggio speciale: potere raccontare di posti vicini o lontani ancora poco conosciuti e poco raggiungibili.

La ferrovia Circumetnea è una storia da viaggioslow: una ferrovia a scartamento ridotto, ad un solo binario che lungo una tratta di circa 110 Km, viaggia intorno all’Etna attraversando numerosi paesini ai piedi del vulcano e regalando ai viaggiatori suggestivi scorci del paesaggio lavico. Il percorso della ferrovia Circumetnea, inaugurata nel 1895, va dalla stazione di Catania Borgo fino a Riposto e viene percorso in entrambi i sensi di marcia attraversando Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo. La Circumetnea non è un treno prettamente turistico, ma pensato per i pendolari, sebbene saltuariamente vengano organizzate anche corse puramente turistiche con littorine d’epoca. Ciò non toglie che un viaggio in Circumetnea può essere un’esperienza suggestiva per scoprire scorci del vulcano e paesaggi meno noti della Sicilia orientale.

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Non aspettatevi vagoni con aria condizionata perché il treno è composto da un unico vagone e già a partire dalla stazione di Catania Borgo, nei suoi colori tipici rosso e giallo ocra, si entra in una dimensione insolita. Spesso i locomotori sono vecchi, sbuffano, fischiano, ad eccezione del nuovo treno Vulcano su cui è possibile caricare la bici, ma effettua una sola corsa al giorno. Tutti i treni, però, hanno la capacità di portarci su strade difficilmente accessibili, attraverso paesaggi bellissimi e di far dimenticare per qualche ora  il telefonino.

L’avventura inizia dalla stazione Catania Borgo che con la stazione ferroviaria centrale non ha nulla da spartire: per raggiungerla si sale lungo la via Etnea e all’altezza di via XX Settembre si prende via Caronda e si comincia a salire perché la stazione si trova nella parte alta della città di Catania e non la vedrete finché non ci sarete di fronte. Attenzione agli orari perché ci sono poche corse e nei festivi non circola. Io consiglio di svegliarsi presto e prendere la corsa delle 7:55 perché il viaggio è lungo e dovrete impegnare tutta la giornata.

cartina-tracciato-fce_500Quando il locomotore vi si parerà davanti non potrete credere ai vostri occhi: l’intero treno è grande come un vagone della metro di Milano. Si sale e si attende con ansia la partenza.

L’abbrivio è rumoroso, suoni a cui non siamo più abituati, oggi tutto così ovattato. Il primo tratto non è particolarmente interessante essendo la periferia di una grande città. Misterbianco, Paternò, Adrano, Bronte fino a Randazzo si percorrono in due ore e quaranta minuti.

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Il paesaggio cambia man mano che si sale fino a toccare 922 metri a Rocca Calanna, dopo Bronte, la patria dei pistacchi: distese aride che si allungano fino ai monti Nebrodi, fichi d’india che crescono in ogni angolo, e poi ancora uliveti, aranceti scorci di natura dove non passa nessuna macchina. Il trenino si inerpica sbuffando e sgusciando su stretti percorsi e sbalzi nel vuoto da brividi. Poi il panorama cambia di nuovo e diventa scuro per i resti di colate laviche immense a ricordare che l’Etna è il vulcano più alto in Europa e uno dei più attivi.

Si arriva a Radazzo alle 9:49: qui conviene scendere per visitare la cittadina di origine normanna e prendere il treno 1781successivo alle 13:24. Come molte città siciliane dell’entroterra, Randazzo è un goiellino costruito tra l’Etna e il fiume Alcantara (quello delle gole) e da qui sono passati tutti i conquistatori lasciando un segno: i Normanni, i Lombardi, Aragonesi e Spagnoli e i monumenti, per quello che resta, trovano spesso il segno di riconoscimento dell’architettura normanno-sveva. Pur essendo il centro più vicino all’Etna, è sempre scampato alle eruzioni riuscendo a conservare il suo aspetto medioevale. La basilica di S.Maria è di origine normanno-sveva stile che si associa con quello gotico-catalano dei portali. Poi i palazzi aragonesi sulla via principale, la chiesa di San Martino costruita dai Lombardi venuti al seguito dei Normanni per conquistare la Sicilia possiede uno dei più bei campanili di tutta la regione in stile gotico siciliano del periodo normanno-svevo. Come si vede questa piccola città di 11mila abitanti raccoglie una storia secolare.

Il treno riparte ma ora la strada è in discesa. Qui il panorama è meno brullo, ricco di vigneti del famoso vino dell’Etna, ma anche frutteti, aranceti, ulivi e gli immancabili fichi d’india. Da questa estate si organizzano anche visite alle cantine della zona, ma soltanto pochi giorni al mese . Manca ancora poco e già in lontananza si scorge il mare di Riposto, il capolinea. La cosa migliore, però, è scendere la fermata prima a Giarre e prendere il treno delle Fs per Catania o Taormina che passano ogni mezz’ora. Siamo così arrivati alla fine della nostra attraversata spero che l’abbiate trovata interessante, io sì e attendo i vostri suggerimenti. Buon viaggio.

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Etna, il vulcano patrimonio dell’Umanità

Se avete intenzione di fare un giro in Sicilia non perdetevi una salita sull’Etna. E’ una delle nostre meraviglie che spesso non conosciamo,  patrimonio dell’Umanità che da Catania si erge lungo la via Etnea fino ai piedi del vulcano. Una salita impegnativa se ci si vuole spingere fino al cratere centrale a 3340 metri, con la bocca incessantemente fumante di vapori provenienti dall’abisso. Quando sono salita la prima volta ero appena tornata dal Nepal e quindi mi sentivo pronta fisicamente per affrontare la salita impegnativa e che può essere effettuata soltanto con una guida esperta per i pericoli dei crepacci che si aprono lungo il cammino. Quindi armatevi di scarpe adeguate e giacche a vento perché la zona è sempre ventosa.

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La piazza di Nicolosi

Vi accorgerete subito che la salita all’Etna è diventata una meta turistica gettonatissima con tante agenzie che offrono tour più o meno impegnativi, ma è più divertente organizzarlo da soli si possono raggiungere mete interessanti a prezzi contenuti. Ed è quello che ho fatto prendendo l’autobus pubblico da Piazza Giovanni XXIII a Catania di fronte alla stazione ferroviaria alle 08:15, un bus che parte tutti i giorni d’estate e d’inverno per la modica cifra di 6,60 euro e in due ore si arriva ai piedi del vulcano. Sull’autobus si possono caricare le biciclette perché c’è chi arriva in cima e scende sulle due ruote, oppure con la mountain bike si possono percorrere tratte inesplorate.

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Il rifugio rimasto sepolto dalla lava

D’estate l’autobus è sempre pieno quindi meglio arrivare presto per non rimanere a piedi. Il percorso lungo l’Etna del sud è una avventura, circondato da vigneti, alberi da frutta, ricco di coltivazioni. La prima tappa è Nicolosi, definita la porta dell’Etna: mi fermo per un caffé al bar la Dolce vita, ma non resisto alla granita al caffé con panna. Quando si riparte l’autobus è completo molti di coloro che lavorano sull’Etna prendono questo mezzo per gli spostamenti quotidiani. La strada è alberata, ripida e piena di curve, spunta persino il tetto di una casa: è quello che resta del rifugio rimasto travolto dalla lava infuocata dell’eruzione del 1983. Dopo due ore si arriva al Rifugio Sapienza a 1900 metri. Qui finisce la corsa del bus e inizia quella delle funivie da qui partono le escursioni ai tanti crateri del vulcano. Ristoranti e negozi di souvenir occupano la piazzetta insieme alle agenzie turistiche perché per salire fin sulla cima del cratere a 3340 metri ci vuole una guida esperta. Ma gli scarponi da trekking? Ci pensa l’agenzia DSCF5646a fornire scarpe, calze e giacca a vento. Come quella di Pietro La Rosa  guida vulcanologica, scalatore e guida di professione ha scalato tutti i più importanti vulcani nel mondo. Di Nicolosi, Pietro ha fatto della guida turistica la sua professione e durante la risalita potete chiedergli qualsiasi cosa sui vulcani e le scalate.

11922789_1094239073939365_3310621008005806512_oEccoci qui pronti per la scalata, gli scarponi ci sono, giacca a vento pure partiamo alla volta della funivia. Quando arriviamo in cima ci guardiamo intorno e il panorama è straordinario, sembra essere sbarcati sulla luna, sabbia nera, crateri, vegetazione completamente sparita, coni neri-rossastri, crateri millenari spenti che sono stati nel passato infernali bocche di fuoco da cui sono usciti milioni di metri cubi di materiale che hanno contribuito a edificare questo colossale vulcano. Ma siamo solo all’inizio. Ci mettiamo in cammino: dall’alto il panorama è straordinario

11856439_1093149480714991_5788832183211604162_ol’azzurro del mare su questo cielo terso, lo sguardo che scorge in lontananza Taormina. Noi intanto saliamo tra crateri, fumi e sabbia rossa. Ma la parte più dura deve ancora arrivare perché per giungere in vetta al vulcano bisogna attraversare una vallata di lava essiccata, friabile, pericolosa e tagliente: dimenticate i 30 gradi di Catania, qui l’aria è gelida di alta montagna, i venti sono impetuosi e camminare su questo terreno è difficilissimo.

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Si cammina in queste condizioni per almeno due ore: ogni tanto Pietro si ferma per raccontarci dove siamo e che cosa sta succedendo attorno a noi, i fumi, l’odore di zolfo e in lontananza un panorama mozza fiato.

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Quando arriviamo alla punta massima del grande cratere di Nord Est a 3340 metri il fumo che esce dalla bocca del cratere centrale è avvolgente: arrivare in cima e provare l’emozione di porsi sull’orlo della voragine dove la suggestione del luogo, della vastità del cratere, i rigurgiti del vapore provenienti dall’abisso sono il respiro del mostro, con cupi boati in profondità, tutte sensazioni che tolgono il respiro. Sono salita altre volte a queste altitudini, ma arrivare in cima e trovare un cratere fumante è un’altra cosa. Nell’agosto del 2013 da questo cratere cominciò ad eruttare lava, era estate e da Catania si potevano vedere le lingue della lava che scavava solchi nella roccia. L’Etna è il vulcano più alto d’Europa ma soprattutto

11650798_1062611993768740_1543628944_nquello più attivo. E chi ha la fortuna di vedere fuoriuscire le lingue di lava avrà un ricordo unico: il magma che cola il fronte lavico e che si espande sotto gli occhi dei curiosi. Il ritorno è ancora più suggestivo con i crateri che ti portano fino al centro della terra in questo panorama lunare che non ha paragoni in Italia neppure le Dolomiti altro patrimonio dell’Umanità. Il ritorno è ugualmente impegnativo, altre due ore e mezzo tra crateri e sabbia laica che rendono difficile la discesa. Un’attività quella vulcanica che dura da millenni, Catania è stata ricostruito a causa di una eruzione disastrosa del 1693 e ancora oggi ne mostra i segni. Dai Nebrodi nasce il fiume Alcantara e scorre dentro le famose gole dell’Alcantara, formatesi da una eruzione vulcanica e oggi mostrano le sue formazioni rocciose a canna di organo uniche in Italia.

L’Etna è Monte, Sole, Fuoco e Neve. Esiste una Etna bianca quella invernale dove potere sciare sul versante nord del vulcano alla Pineta di Linguaglossa e gli impianti di sci (1 funivia, 1 seggiovia, 3 skilift dove fare sci alpinismo, discesa, escursionismo e ciaspole) di Piano Provenzana scendendo lungo la montagna guardando il mare e rendere magico il ricordo.

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L’ex banker cambia vita per amore delle #Dolomiti

Da Sydney a Corvara, dalla barriera corallina australiana alle Dolomiti. In comune hanno l’essere entrambi patrimonio dell’umanità salvaguardati dall’Unesco, per il resto le differenze sono incolmabili. Per l’ex banker della Jp Morgan, l’investment bank americana con sedi in tutto il mondo, la scelta non è stata facile. “Non sono un banker pentito, però dopo avere viaggiato mezzo mondo mi sono reso conto che anche un paesino come Corvara con 5mila abitanti ha molte potenzialità”.

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Stefano Pezzei

Stefano Pezzei , 35 anni, dopo cinque anni trascorsi tra Londra, New York e Sydney è così tornato a casa con la sicurezza di non partire da zero: i genitori sono da sempre albergatori di questa località perla delle Dolomiti, Corvara, in Alta Badia (Trentino Alto Adige), un comprensorio compreso tra La Villa, San Cassiano, Colfosco, e Badia, 5mila abitanti che in inverno diventa meta indiscussa di sciatori provenienti da tutto il mondo. Con lui anche la moglie come Stefano ex banker che da pugliese ha deciso di seguire il marito con la figlia tra queste ispide montagne, passando dall’inglese al ladino, la lingua locale della valle. “Quando sei all’estero ti rendo conto che molte delle nostre criticità diventano valori e allora metti sulla bilancia tutto e decidi che cosa vuoi fare della tua vita”.

Stefano decide così di tornare a casa un momento prima dello scoppio della grande crisi finanziaria del 2008, dopo il crack della banca d’affari Lehman Brothers che segnò il destino della finanza mondiale: “I segnali della crisi erano evidenti eppure nonostante lavorassi in una grande banca d’affari nessuno sapeva in quel momento come ne saremmo usciti, la confusione era totale”, racconta. Se la vita a New York è dura in tempi normali, in una situazione di incertezza diventa ancora più faticosa: “In quel periodo mi sono reso conto che volevo avere una mia attività, prendermi i miei rischi perché sia chiaro che la società americana per quanto dall’esterno sembra bellissima, alla prova dei fatti è molto diversa”.

La svolta arriva nel 2009 quando le Dolomiti vengono dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Questa perla conosciuta in Italia, ma poco all’estero comincia a suscitare l’interesse dei tour operator internazionali. “La mia esperienza all’estero ha così cominciato a dare i suoi frutti – dice il giovane albergatore – le richieste da clienti americani e sudamericani sono diventate sempre più numerose, curiosi di conoscere questa località che coniuga la qualità degli impianti a prezzi concorrenziali”.

Una perla ancora sconosciuta la definisce la stampa internazionale, con una articolata rete di impianti sciistici, il Sella Ronda, attorno ai quattro passi dolomici (Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena), la pista della Coppa del Mondo Gran Risa famosa per le prodezze della squadra azzurra e le performance del campione del mondo Alberto Tomba che hanno regalato grande popolarità alla località: ancora oggi qui viene organizzata una delle tappe della Coppa del Mondo di sci quest’anno in programma il 20 e il 21 dicembre con la prima discesa in notturna. Ai paesaggi mozzafiato abbina la cura per la cucina e la ristorazione al punto che, caso unico in Italia, in un’area di 4 chilometri quadrati si concentrano ben 3 ristoranti che vantano 3 stelle Michelin.

Alta Badia_Hike_molography.it (2)Il prossimo passo è promuovere la località non solo come meta invernale, ma anche estiva puntando sull’e-bike e sui percorsi ciclistici come risposta estiva allo sci invernale. “L’obiettivo è creare una domanda anche nei mesi estivi perché le potenzialità ci sono e i turisti pure”. Il problema restano i collegamenti, raggiungere la Val Badia con un mezzo diverso dall’auto è ancora complicato: si lavora con le infrastrutture locali per accogliere i turisti che aatterrano dagli aeroporti di Verona, Venezia e Insbruck, shuttle ad hoc, ma treni e bus restano ancora di difficile fruizione: “In Italia si fa ancora poco per il turismo, non è possibile che la Spagna faccia più pernottamenti del nostro paese”. Con gli ex colleghi della JP Morgan ha mantenuto i contatti e oggi si incontrano sulle piste da sci o davanti a un piatto di grästl. Un consiglio per i giovani italiani che vivono all’estero? “L’esperienza all’estero ti apre al mondo del lavoro, tutti dovrebbero lavorare all’estero per un po’ per tornare convinti che in Italia si può fare tanto”.

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Le 10 cose da fare a #Expo

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Si può essere d’accordo o contrari all’Expo, ma in tutti i casi va visto perché ha alcuni tratti sensazionali. Forse non è del tutto coerente con i messaggi tra cui il principale “Nutrire il pianeta, energia per la vita“, ma costringe a pensare ad un tema quello dell’alimentazione su cui spesso si è troppo distratti o condizionati dalla pubblicità. la visita comincia dal Padiglione Zero tra i più belli dell’esposizione che per dirla con le parole del suo realizzatore Davide Rampello, “è un racconto che parte dalla memoria dell’umanità, passa attraverso i suoi simboli e le sue mitologie, percorre le varie fasi dell’evoluzione del suo rapporto con la Natura, dall’azione di addomesticare il mondo animale e vegetale all’invenzione degli strumenti della lavorazione e della conservazione, e arriva fino alle forti contraddizioni dell’alimentazione contemporanea. Un percorso emozionale che da racconto universale si fa storia individuale”. Tra le contraddizioni illustrate quello dello spreco alimentare e della speculazione finanziaria sulle materie prime.  Nulla, però, si dice come si sia passati dall’agricoltura all’industrializzazione alimentare, allo sfruttamento e alla malnutrizione e soprattutto nessuna soluzione su come nutrire il pianeta. Ognuno può costruirsi il suo percorso a seconda dei propri interessi: un consiglio, Expo non è una fiera del turismo o della ristorazione, cercate i contenuti offerti dai diversi padiglioni, non è sempre facile e questa è la mia proposta.

Per trovare un padiglione con forti contenuti, primo fra tutti il dramma della malnutrizione, visitate il padiglione della  Corea del Sud:  una esposizione dentro e fuori la struttura ci parla delle contraddizioni tra obesità e chi muore di fame e della necessità di tornare alle tradizioni per limitare i danni dell’industria alimentare con i cibi inscatolati senza controlli: forte il messaggio sulla messa al bando del cibo spazzatura, McDonald non è molto lontano da lì.Un orto verticale per le città del futuro è la proposta della Corea del Sud. Non è l’unica anche gli Stati Uniti e Israele propongono di utilizzare gli spazi verticali per gli orti urbani.

I cluster sono un angolo di riflessione sulle diverse filiere alimentari e sono un’occasione per conoscere come alcuni cibi arrivano sulle nostre tavole: caffé, cacao, cioccolato, riso, cereali, spezie, frutta. Sono anche l’occasione per raggruppare insieme quei paesi che da soli non avrebbero avuto le risorse finanziarie per partecipare ad Expo. Interessanti, ma di difficile lettura con l’eccezione della mostra fotografica di Salgado sul caffé (vedi foto in pagina). Manca però uno sforzo didattico, nulla di interattivo per conoscere i processi di produzione, bisogna sforzarsi a leggere dei pannelli di difficile fruizione: da non perdere il cluster del riso per capire come nasce e si sviluppa.

Cercate il cluster della biodiversità mediterranea: Sicilia, Tunisia, Grecia, Algeria, tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono rappresentati qui. Non perdete il backery siciliano (il migliore come rapporto qualità prezzo) da consumare con un picchiere di vino locale e il cous-cous della Tunisia con dolcetti di mandorla ottimi. Difficile da trovare è invece il parco della biodiversità con l’unico ristorante biologico di Expo: una panoramica sulla vegetazione mediterranea le cui oasi si stanno riducendo a causa dell’edificazione.

Non perdetevi il padiglione dell’Azerbaijan: è costruito da giovani architetti di uno studio milanese ed ha un concept che mette insieme i valori di un paese che vuole mettersi in mostra nei migliori dei modi senza dimenticare i messaggi legati ad Expo. Filmati, percorsi interattivi, giochi di luce e di musica: uno spazio elegante che coniuga bellezza e contenuti.

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Uno stand italiano ricco di contenuti è quello di Coldiretti: un po’ difficile da trovare. ubicato sul cardo dal lato opposto del Padiglione Italia, ma ne vale la pena. Scoprirete tanti prodotti sconosciuti, come il mais blu che rinasce a Cornate d’Adda, in provincia di Monza Brianza, un prodotto benefico per l’apparato circolatorio e che arriva dalla tradizione agricola degli antichi Incas. Oppure la patata viola, il riso rosso, i tanti cereali dimenticati e ora riscoperti. Da non sottovalutare l’happy hour che inizia alle 18 offerto ogni settimana da una regione diversa. Imperdibile.

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Qualche consiglio per mangiare a Expo: premesso che è caro (si mangia su piatti di carta e si utilizzano posate di plastica), mettete in conto non meno di 20 euro per un piatto e per bere qualcosa. Il padiglione peggiore per mangiare è quello francese tristissimo, baguette smilze con una fettina trasparente di formaggio o prosciutto cotto, pan brioche per la modica cifra di 5 euro. Se volete restare sul panino consiglio il padiglione della Bielorussia con sei euro ottimo sfilatino con salmone e volendo si può pasteggiare a vodka. Fiumi di birra Pilsner Urquell dalla Repubblica Ceca, da provare anche i wafer originali ovali. Il Giapponese è caro la fila è tanta e il riso è scotto. Cercate i padiglioni dove si possono mangiare cibi inconsueti: come all’Ecuador involtini di palma, quinoa, frullati fantastici.  Oppure i truck food dove degustare insalate di cereali, Ramen oppure haburger vegetariani.Se volete restare sul locale,  Eataly rimane il migliore con piatti consigliati da 20 diverse regioni ma per meno di 10 euro trovi poco: al massimo una piadina ottima con il formaggio fresco e la rucola allo stand dell’Emilia ovviamente, oppure a quello della Sardegna il pane carasau e il dolce al cioccolato con peperoncino e salsa di mirto (entrambi per la modica cifra di 15 euro inclusa bottiglietta di acqua).  C’è chi si porta da mangiare da casa, ma se non mangi che ci vai a fare all’Expo? 

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Mi dispiace dirvelo, ma al ristorante della famosa catena alimentare americana che fa hamburger si fa la fila, come si fa a venire a Expo e mangiare cibo spazzatura? Naturalmente padiglione in bella vista, impossibile non vederlo. Provate ad andare a cercare il padiglione del biologico nascosto in fondo al decumano in decima fila con ristorante biologico di Alce nero ottimo, ci saranno stare sette persone all’ ora di punta, senza parlare di Slow food i poverini sono gli ultimi, per trovarlo devi farti chilometri e chilometri, tutto ciò mi lascia stupita

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E ora parliamo del cibo del futuro: scordatevi la tradizionale pastiera, la macchinetta per fare la pasta in casa, maccheroni, rigatoni, spaghetti si faranno con la stampante 3D, Si potrà inventare anche la forma preferita della pasta. Si mangeranno scorpioni e termiti, si coltiverà il mare e i supermercati daranno le info in tempo reale sugli alimenti. Le previsioni indicano nel 2050 una popolazione mondiale di quasi 6 miliardi di persone e il cibo scarseggerà. Ecco allora il cibo del futuro: scorpioni alla vodka oppure ricoperti di cioccolato, vermi e termiti. La terra scarseggia già, gli ettari coltivabili con l’urbanizzazione e la desertificazione saranno sempre meno: allora si coltiverà il mare, ecco la fattoria galleggiante, già costruita su un’isola delle Maldive. Il cibo del futuro si trova vicino al padiglione Coop.

Solidarietà con il Nepal che pochi giorni prima dell’avvio di Expo il 25 aprile ha subito uno terribile terremoto che ha ucciso più di 7mila persone e distrutto città meravigliose patrimonio dell’Umanità. Non perdete il padiglione terminato anche grazie l’aiuto degli operai italiani che hanno lavorato gratis per consentire di aprire in tempo per l’inaugurazione. La solidarietà passa anche da qui: sul decumano una techa raccoglie le offerte per aiutare le popolazioni del Nepal.

Dalla solidarietà alle meraviglie del Cirque du Soleil con lo spettacolo Alla vita! progettato in esclusiva per Expo. Un’ora di acrobazie circensi che lasciano senza fiato, tutto giocato sul tema del cibo. Lo spettacolo dura un’ora e il biglietto costa 25 euro, ma ne vale la pena. E poi andare di sera a Expo costa solo 5 euro e il divertimento è assicurato.

Kathmandu la città dei templi

Molti di questi monumenti patrimonio dell’Umanità e che troverete in questo post non potranno più essere visitati perché spazzati via dal terremoto. Un disastro per questa popolazione gentile e fiera nella sua semplicità che vive nella pace e nella tolleranza #prayforNepal

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Un viaggio di 17 ore per atterrare in un altro secolo. L’arrivo all’aeroporto di Kathamnadu e’ gia’ da solo un viaggio nel tempo. Citta’ al buio – l’elettricita’ c’e’ soltanto otto ore al giorno – strade dissestate e il centro della citta’, il Thamel la zona degli alberghi e dei ristoranti, é un brulicare di turisti. Per fortuna alberghi e ristoranti hanno generatori autonomi che garantiscono elettricita’ e acqua calda 24 ore al giorno, una condizione non sempre scontata.  La capitale del Nepal lascia attoniti non solo per le difficolta’ iniziali, a cui ci si abitua in fretta.aLazzaro cultura, la tolleranza della gente, le usanze sono un mondo a parte. Cremazioni e sacrifici agli Dei sono serviti a pranzo e a cena con naturalezza perche’ “tutto passa e nulla è per sempre” recita uno dei mantra spesso ripetuto. Lascio a voi rifletere, io l’ho già fatto.  

Le ruote delle preghiere

Sintetizzare una città…

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Dall’alto del tetto del mondo

ViaggioSlow

Se qualcuno vi dice che il trekking sull’Annapurna, in Nepal  e’ facile vi sta raccontando balle. Anche per chi e’ mediamente allenato questo percorso che si snoda tra villaggi Gurung e Newari e’ talmente impegnativo che qualche volta ti viene da piangere: si scalano per ore gradini di pietra senza vederne la fine, almeno la meta’ del percorso e’ fatto di scale che scendono e salgono ovunque. Sei talmente concetrato che non hai neppure il tempo di guardarti attrono. Certo non e’ un trekking impossibile, nessuno tra i trekkers che abbiamo incontrato e’ tornato indietro, se non per motivi meterologici, ma questa scalata (nel senso delle scale)  diventa quasi un percorso mistico, il piacere di raggiungere una meta per il gusto di raggiungerla e soprattutto per mettere alla prova se stessi e la propria resistenza fisica e mentale.

La guida diventa fondamentale  quasi un personal trainer che ti consiglia la…

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Tokyo che non ti aspetti

Yanaka, una passeggiata nella vecchia Tokyo

C’è un angolo di Tokyo che non ti aspetti: è il quartiere di Yanaka a nord della città alle spalle del parco di Ueno. Sopravvissuto alle bombe della seconda guerra mondiale e ai terremoti, Yanaka è un quartiere ad alta densità di vecchi edifici e di templi in legno. La riconoscete perché qui il tempo sembra si sia fermato: in Yanaka Ginza, la Tokyo degli anni 50, è un sovraffollato agglomerato di bancarelle che dà l’impressione di un villaggio più che di una grande città. I grattacieli sono all’orizzonte e le case sono tutte ad un piano, in legno, con le piante di bambu per proteggere dai curiosi.

La scalinata animata dai gatti del quartiere diventati un simbolo del quartiere vi assicura che siete nel posto giusto: qui potete camminare tranquilli, non c’è traffico, i negozietti vendono qualsiasi generi di cibo dalle crocchette di pollo, al pesce, oppure potete sorseggiare un thé o fermarvi in un bar a bere una birra.

Un groviglio di negozietti tra le strade animate solo da bici e passanti questa è la Tokyo anni 50

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Uno storico negozio di the dove potere acquistare qualsiasi tipo di the verde originali

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Per raggiungere Yanaka si prende un simpatico bus pubblico il Mengurin al parco di Uedo: con 100 yen si può percorrere in senso circolare il parco e la zona di Yanada. Un simpatico modo per scoprire questa zona così particolare

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 I templi non mancano mai se ne trovano ad ogni angolo delle strade

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A piedi nudi nel parco di Ueno, scegli il tuo tempio  

Ueno è il centro culturale di Tokyo dove si possono visitare i principali musei della città tra cui il museo nazionale di Tokyo il più grande del paese, ma soprattutto è un tuffo tra templi shintoisti e buddisti, ma si possono trovare anche ristoranti, bar, lo zoo, un laghetto per dare al tutto un’atmosfera tradizionale.

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Questo tempio rosso (kannon-do) è una delle strutture più antiche di Tokyo: fu fondato nel 1631 ed è sopravvissuto ad ogni genere di intemperie e di disastri.

5673I leoni insieme ai draghi sono gli animali ricorrenti e simboli in molti templi shintoisti

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Dai templi shintoisti a quelli buddisti

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Le guardie del parco (tutti volontari), armati di ramazze e palette,  controllano la pulizia dei templi e dei giardini

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 Leggi anche Tokyo in 10 mosse 

Tokyo in 10 mosse

Siete a Tokyo e avete poco tempo per visitare una città così complessa e straordinaria? Ecco in dieci mosse che cosa fare nella capitale del Giappone senza farvi prendere dal panico e dall’indifferenza dei suoi abitanti. Sappiate che non è vero che i Giapponesi si infastidiscono se vedono i turisti: provate a perdevi a Roppongi oppure a Akhabara e vedrete che saranno gli stessi locali a tirarvi fuori dalle secche.  Dovete armarvi di pazienza ed essere pronti ad alzarvi all’alba. Anzi no molto prima.

Ore 04:00 Mercato del pesce             di Tsukiji

L’asta per la scelta dei tonni

E’ una delle esperienze più affascinanti, ma dovete alzarvi molto presto e adesso vi spiego perché. Questo è il mercato più grande del mondo dove i tonni arrivano da ogni angolo della terra (anche dall’Italia) e sono venduti a prezzi da capogiro: un pesce può costare anche 20mila euro. Ma non ci sono soltanto i tonni, pensate che arrivano ogni giorno più di 2500 tonnellate di pesce. Ogni mattina viene fatta l’asta e si può assistere se si è tra i primi 120 che si presentano al mercato entro le 4 del mattino. Non ci si può prenotare in anticipo quindi dovete farvi trovare sul posto. Se riuscirete a superare questa prima barriera si avrà la possibilità di assistere all’asta alle 5 e alle 5:30. Non costa nulla, ma ormai il mercato del pesce è diventato un’attrazione turistica e troverete tante persone al mattino a fare la fila davanti ai negozietti di pesce che già all’alba preparano il sushi per gli avventori.  Il mercato del pesce si trova nella zona centrale di Tokyo al quartiere di Ginza, entroil 2015  verrà traslocato alla baia di Tokyo in una nuova area bonificata ma perderà il fascino che ha ora.5405 5350

Quindi se avete la possibilità andate a vederlo, fatelo: se siete fuori la sera potete fare una no stop oppure prendere un taxi al mattino perché a quell’ora non ci sono metro. Anche se non arrivate per l’asta potete girare nella parte esterna del mercato (quello generale apre al pubblico alle 09:00) piena di negozietti e di kioschetti che preparano al momento sushi, uramachi, rame, sopa, tempura vere specialità che potete degustare al momento. Davanti ai kioschetti più famosi potete trovare decine di turisti che attendono di fare colazione a base di pesce fresco. Ma non vi fate impressionare: anche gli altri posti sono sicuri è sufficiente accertarsi che siano frequentati dai locali.

ORE 08:00   Templi e preghiere           il Senso-ji

Dopo questa levataccia il prossimo obiettivo è il tempio di Senso-ji considerato la casa spirituale dei suoi antenati oltre ad essere il tempio più antico della città fondato mille anni prima della comparsa di Tokyo.  Dal mercato del pesce a Ginza sulla stessa linea della metro fino alla stazione di Asakusa, uscita 1. Affrontare la metro a Tokyo è un esercizio spirituale Zen. Per chi ha consultato le piantine delle metro di tutto il mondo, vedere quella di Tokyo mette l’ansia.20150305_153344

E’ una rete infinita di linee di tutti i colori, fino a dieci anni fa con le indicazioni soltanto in giapponese. Impossibile da affrontare. In questa operazione di apertura al mondo esterno che lo stesso governo sta sostenendo per incentivare il turismo, ora le stazioni sono anche in inglese. Per potere girare comodamente ci sono delle tessere ricaricabili che possono essere utilizzate anche per piccolo acquisti come le bevande alle macchinette. Attenzione a quello che buttate: a Tokyo non esistono i cestini della spazzatura perché non sono considerati eleganti e la raccolta differenziata è una cosa seria

Cogliere lo spirito giapponese è molto difficile: se visitate i suoi templi 5566 5555qualcosa potete capire. Ad esempio si rivolgono al tempio per ogni necessità di studio di lavoro, di amore. Queste bandiere rosse ad esempio sono state collocate davanti ad un tempietto per chiedere agli Dei di avere successo nel lavoro e nel business. In Giappone convivono diverse religioni le più importanti quella buddista e quella shintoista. Troverete entrambi i templi e presto riuscirete a riconoscerli per come i fedeli approcciano il tempio. E’ un complesso maestoso,pieno di suggestioni, i fedeli rincorrono il fumo dei rametti di incenso nelle censiere perché secondo la tradizione il fumo dell’incenso dona salute.5569

Tra templi e pagode si snoda la via dello shopping piena di gente a tutte le ore e dove si può fermarsi per riposare e degustare i biscotti di pasta di riso ripieni di crema di fagioli rossi ,iTaiyaki fatti al momento. Non perdetevi il rito degli omikujii i bigliettini con l’oracolo della fortuna: davanti all’edificio principale scuotete il barattolo di argento ed estraete un bastoncino, leggete  il numero, poi prendete il foglio con l’oracolo nel cassetto corrispondente: se la predizione è negativa potete “salvarvi” legando il bigliettino alla rastrelliera, chiedete agli Dei di avere maggiore fortuna e tentate di nuovo la sorte.

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Ore 10:00 Vedere Tokyo dall’alto 

Se vi siete rifocillati e entrati un po’ nel clima giapponese è ora di vedere la città dall’alto. Siete nel quartiere di Asakusa più tradizionale con grattacieli e centri commerciali che si snoda lungo il fiume per poi immettersi nella baia. Salite sul taxi e fatevi portare alla Tokyo Tower non lontano dal tempio.In lontananza vedrete una torre già conosciuta quella di Parigi la famosa Torre Eiffel: ebbene a Tokyo ne hanno costruita una simile ma ancora più alta di circa dieci metri e i Giapponesi ci vanno molto fieri. Nella foto si può vedere uno scorcio della parte est con il World Trade Center, il Toshiba building, il Rainbow bridge e il Fuji Tv. In cima anche un piccolo tempio shintoista per chiedere agli dei successo nell’amore e negli esami, infatti è pieno di studenti, così in alto gli Dei potranno ascoltare meglio. ll costo per salire sul primo piano della Tokyo Tower è di 820 yen mentre per salire all’ultimo piano si pagano 1420 yen. Se eventualmente non volete spendere soldi per vedere il panorama, visitate la mia guida alle attrazioni di Tokyo gratis, in cui vi invito a guardare il panorama dal Tokyo Metropolitan Government Office.

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Ore 12:00 Una passeggiata nel parco tra templi e gallerie d’arte

Per il pranzo portatevi fino al parco di Ueno dove potrete trovare di tutto come degustare una tempura o un sushi davanti a uno dei numerosi templi che si snodano nel più antico parco della città, cuore culturale di Tokyo. Qui potete passeggiare tra i templi buddisti e shiontoisti, tra pagode ma anche visitare gallerie d’arte come il Museo nazionale di Tokyo. Il parco si trova all’uscita della metro JR Ueno; qui un kiosco dell’ufficio del turismo potrà fornirvi una mappa del parco.

Museo nazionale di Tokyo

Museo nazionale di Tokyo

E’ un posto che non ti aspetti tra modernità e tradizione: qui è concentrato un gran numero di musei (Museo Nazionale di arte occidentale, Museo nazionale di della natura e della scienza, Museo metropolitano di arte di Tokyo) fino al Museo Nazionale di Tokyo che racchiude la maggior collezione di arte nipponica del mondo: si può scoprire l’arte misteriosa del te, conoscere qualcosa in più dei samurai e della corte imperiale. Un viaggio nei secoli in una cultura a noi così lontana.Lo Ueno-Koen è attraversato da sentieri che si snodano tra templi, santuari, laghetti di ninfee uno zoo, Il parco ha la fama di essere il luogo per eccellenza per lo hanami la contemplazione dei ciliegi in fiore che sbocciano ogni anno attorno alla fine di marzo. E’ una mania quella dei  giapponesi per i cherry trees: esistono siti  web in grado di prevedere la fioritura degli alberi n ogni zona del Giappone: quest’anno la data fatidica è fissata il 26 marzo.

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Ore 16:00 Shopping a Ginza 

Prima di buttarvi nello shopping sfrenato della quinta strada giapponese ovvero Ginza fermatevi a Uedo a degustare qualche specialità locale a base di pesce o carne. Nel parco potrete trovare ristorantini dove degustare la Sopa (tagliolini di grano saraceno serviti caldi o freddi), yachitori (spiedini di carne), l’unagi (l’anguilla) servita in una miriade di modi. All’uscita del parco potete ritornare alla metro e prendere la direzione per Ginza. Ci sono diverse opzioni la linea Ginza (gialla) oppure la JR per Yurakucho.

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A Ginza potete sbizzarirvi: dai negozi tradizionali dove apprendere l’arte del riso o acquistare un bonsai, ai brand del lusso molti dei quali italiani. Armani ad esempio ha un intero palazzo disegnato dall’architetto Fuksas. Ci sono grandi mall generalisti oppure dell’high tech come Big camera: entrare sembra di essere parte di una scena del film Blade Runner. E poi ci sono le marche low cost che con la crisi fanno furore come Uniclo e Muji. Tutti corrono qui a Ginza e tutti vi sorridono si inchinano con una cordialità imbarazzante. In effetti hanno ragione a considerarci degli incivili. Per una pausa potete scegliere il Café Kinohana frequentato da John Lennon e Yoko Ono.

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Tweatro Kabuki in Ginza

Tweatro Kabuki in Ginza

Café Kinohana dove andavano John Lennon e Yoko Ono

Café Kinohana dove andavano John Lennon e Yoko Ono