Kathmandu la città dei templi

Molti di questi monumenti patrimonio dell’Umanità e che troverete in questo post non potranno più essere visitati perché spazzati via dal terremoto. Un disastro per questa popolazione gentile e fiera nella sua semplicità che vive nella pace e nella tolleranza #prayforNepal

ViaggioSlow

Un viaggio di 17 ore per atterrare in un altro secolo. L’arrivo all’aeroporto di Kathamnadu e’ gia’ da solo un viaggio nel tempo. Citta’ al buio – l’elettricita’ c’e’ soltanto otto ore al giorno – strade dissestate e il centro della citta’, il Thamel la zona degli alberghi e dei ristoranti, é un brulicare di turisti. Per fortuna alberghi e ristoranti hanno generatori autonomi che garantiscono elettricita’ e acqua calda 24 ore al giorno, una condizione non sempre scontata.  La capitale del Nepal lascia attoniti non solo per le difficolta’ iniziali, a cui ci si abitua in fretta.aLazzaro cultura, la tolleranza della gente, le usanze sono un mondo a parte. Cremazioni e sacrifici agli Dei sono serviti a pranzo e a cena con naturalezza perche’ “tutto passa e nulla è per sempre” recita uno dei mantra spesso ripetuto. Lascio a voi rifletere, io l’ho già fatto.  

Le ruote delle preghiere

Sintetizzare una città…

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Dall’alto del tetto del mondo

ViaggioSlow

Se qualcuno vi dice che il trekking sull’Annapurna, in Nepal  e’ facile vi sta raccontando balle. Anche per chi e’ mediamente allenato questo percorso che si snoda tra villaggi Gurung e Newari e’ talmente impegnativo che qualche volta ti viene da piangere: si scalano per ore gradini di pietra senza vederne la fine, almeno la meta’ del percorso e’ fatto di scale che scendono e salgono ovunque. Sei talmente concetrato che non hai neppure il tempo di guardarti attrono. Certo non e’ un trekking impossibile, nessuno tra i trekkers che abbiamo incontrato e’ tornato indietro, se non per motivi meterologici, ma questa scalata (nel senso delle scale)  diventa quasi un percorso mistico, il piacere di raggiungere una meta per il gusto di raggiungerla e soprattutto per mettere alla prova se stessi e la propria resistenza fisica e mentale.

La guida diventa fondamentale  quasi un personal trainer che ti consiglia la…

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Tokyo che non ti aspetti

Yanaka, una passeggiata nella vecchia Tokyo

C’è un angolo di Tokyo che non ti aspetti: è il quartiere di Yanaka a nord della città alle spalle del parco di Ueno. Sopravvissuto alle bombe della seconda guerra mondiale e ai terremoti, Yanaka è un quartiere ad alta densità di vecchi edifici e di templi in legno. La riconoscete perché qui il tempo sembra si sia fermato: in Yanaka Ginza, la Tokyo degli anni 50, è un sovraffollato agglomerato di bancarelle che dà l’impressione di un villaggio più che di una grande città. I grattacieli sono all’orizzonte e le case sono tutte ad un piano, in legno, con le piante di bambu per proteggere dai curiosi.

La scalinata animata dai gatti del quartiere diventati un simbolo del quartiere vi assicura che siete nel posto giusto: qui potete camminare tranquilli, non c’è traffico, i negozietti vendono qualsiasi generi di cibo dalle crocchette di pollo, al pesce, oppure potete sorseggiare un thé o fermarvi in un bar a bere una birra.

Un groviglio di negozietti tra le strade animate solo da bici e passanti questa è la Tokyo anni 50

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Uno storico negozio di the dove potere acquistare qualsiasi tipo di the verde originali

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Per raggiungere Yanaka si prende un simpatico bus pubblico il Mengurin al parco di Uedo: con 100 yen si può percorrere in senso circolare il parco e la zona di Yanada. Un simpatico modo per scoprire questa zona così particolare

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 I templi non mancano mai se ne trovano ad ogni angolo delle strade

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A piedi nudi nel parco di Ueno, scegli il tuo tempio  

Ueno è il centro culturale di Tokyo dove si possono visitare i principali musei della città tra cui il museo nazionale di Tokyo il più grande del paese, ma soprattutto è un tuffo tra templi shintoisti e buddisti, ma si possono trovare anche ristoranti, bar, lo zoo, un laghetto per dare al tutto un’atmosfera tradizionale.

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Questo tempio rosso (kannon-do) è una delle strutture più antiche di Tokyo: fu fondato nel 1631 ed è sopravvissuto ad ogni genere di intemperie e di disastri.

5673I leoni insieme ai draghi sono gli animali ricorrenti e simboli in molti templi shintoisti

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Dai templi shintoisti a quelli buddisti

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Le guardie del parco (tutti volontari), armati di ramazze e palette,  controllano la pulizia dei templi e dei giardini

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 Leggi anche Tokyo in 10 mosse 

Tokyo in 10 mosse

Siete a Tokyo e avete poco tempo per visitare una città così complessa e straordinaria? Ecco in dieci mosse che cosa fare nella capitale del Giappone senza farvi prendere dal panico e dall’indifferenza dei suoi abitanti. Sappiate che non è vero che i Giapponesi si infastidiscono se vedono i turisti: provate a perdevi a Roppongi oppure a Akhabara e vedrete che saranno gli stessi locali a tirarvi fuori dalle secche.  Dovete armarvi di pazienza ed essere pronti ad alzarvi all’alba. Anzi no molto prima.

Ore 04:00 Mercato del pesce             di Tsukiji

L’asta per la scelta dei tonni

E’ una delle esperienze più affascinanti, ma dovete alzarvi molto presto e adesso vi spiego perché. Questo è il mercato più grande del mondo dove i tonni arrivano da ogni angolo della terra (anche dall’Italia) e sono venduti a prezzi da capogiro: un pesce può costare anche 20mila euro. Ma non ci sono soltanto i tonni, pensate che arrivano ogni giorno più di 2500 tonnellate di pesce. Ogni mattina viene fatta l’asta e si può assistere se si è tra i primi 120 che si presentano al mercato entro le 4 del mattino. Non ci si può prenotare in anticipo quindi dovete farvi trovare sul posto. Se riuscirete a superare questa prima barriera si avrà la possibilità di assistere all’asta alle 5 e alle 5:30. Non costa nulla, ma ormai il mercato del pesce è diventato un’attrazione turistica e troverete tante persone al mattino a fare la fila davanti ai negozietti di pesce che già all’alba preparano il sushi per gli avventori.  Il mercato del pesce si trova nella zona centrale di Tokyo al quartiere di Ginza, entroil 2015  verrà traslocato alla baia di Tokyo in una nuova area bonificata ma perderà il fascino che ha ora.5405 5350

Quindi se avete la possibilità andate a vederlo, fatelo: se siete fuori la sera potete fare una no stop oppure prendere un taxi al mattino perché a quell’ora non ci sono metro. Anche se non arrivate per l’asta potete girare nella parte esterna del mercato (quello generale apre al pubblico alle 09:00) piena di negozietti e di kioschetti che preparano al momento sushi, uramachi, rame, sopa, tempura vere specialità che potete degustare al momento. Davanti ai kioschetti più famosi potete trovare decine di turisti che attendono di fare colazione a base di pesce fresco. Ma non vi fate impressionare: anche gli altri posti sono sicuri è sufficiente accertarsi che siano frequentati dai locali.

ORE 08:00   Templi e preghiere           il Senso-ji

Dopo questa levataccia il prossimo obiettivo è il tempio di Senso-ji considerato la casa spirituale dei suoi antenati oltre ad essere il tempio più antico della città fondato mille anni prima della comparsa di Tokyo.  Dal mercato del pesce a Ginza sulla stessa linea della metro fino alla stazione di Asakusa, uscita 1. Affrontare la metro a Tokyo è un esercizio spirituale Zen. Per chi ha consultato le piantine delle metro di tutto il mondo, vedere quella di Tokyo mette l’ansia.20150305_153344

E’ una rete infinita di linee di tutti i colori, fino a dieci anni fa con le indicazioni soltanto in giapponese. Impossibile da affrontare. In questa operazione di apertura al mondo esterno che lo stesso governo sta sostenendo per incentivare il turismo, ora le stazioni sono anche in inglese. Per potere girare comodamente ci sono delle tessere ricaricabili che possono essere utilizzate anche per piccolo acquisti come le bevande alle macchinette. Attenzione a quello che buttate: a Tokyo non esistono i cestini della spazzatura perché non sono considerati eleganti e la raccolta differenziata è una cosa seria

Cogliere lo spirito giapponese è molto difficile: se visitate i suoi templi 5566 5555qualcosa potete capire. Ad esempio si rivolgono al tempio per ogni necessità di studio di lavoro, di amore. Queste bandiere rosse ad esempio sono state collocate davanti ad un tempietto per chiedere agli Dei di avere successo nel lavoro e nel business. In Giappone convivono diverse religioni le più importanti quella buddista e quella shintoista. Troverete entrambi i templi e presto riuscirete a riconoscerli per come i fedeli approcciano il tempio. E’ un complesso maestoso,pieno di suggestioni, i fedeli rincorrono il fumo dei rametti di incenso nelle censiere perché secondo la tradizione il fumo dell’incenso dona salute.5569

Tra templi e pagode si snoda la via dello shopping piena di gente a tutte le ore e dove si può fermarsi per riposare e degustare i biscotti di pasta di riso ripieni di crema di fagioli rossi ,iTaiyaki fatti al momento. Non perdetevi il rito degli omikujii i bigliettini con l’oracolo della fortuna: davanti all’edificio principale scuotete il barattolo di argento ed estraete un bastoncino, leggete  il numero, poi prendete il foglio con l’oracolo nel cassetto corrispondente: se la predizione è negativa potete “salvarvi” legando il bigliettino alla rastrelliera, chiedete agli Dei di avere maggiore fortuna e tentate di nuovo la sorte.

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Ore 10:00 Vedere Tokyo dall’alto 

Se vi siete rifocillati e entrati un po’ nel clima giapponese è ora di vedere la città dall’alto. Siete nel quartiere di Asakusa più tradizionale con grattacieli e centri commerciali che si snoda lungo il fiume per poi immettersi nella baia. Salite sul taxi e fatevi portare alla Tokyo Tower non lontano dal tempio.In lontananza vedrete una torre già conosciuta quella di Parigi la famosa Torre Eiffel: ebbene a Tokyo ne hanno costruita una simile ma ancora più alta di circa dieci metri e i Giapponesi ci vanno molto fieri. Nella foto si può vedere uno scorcio della parte est con il World Trade Center, il Toshiba building, il Rainbow bridge e il Fuji Tv. In cima anche un piccolo tempio shintoista per chiedere agli dei successo nell’amore e negli esami, infatti è pieno di studenti, così in alto gli Dei potranno ascoltare meglio. ll costo per salire sul primo piano della Tokyo Tower è di 820 yen mentre per salire all’ultimo piano si pagano 1420 yen. Se eventualmente non volete spendere soldi per vedere il panorama, visitate la mia guida alle attrazioni di Tokyo gratis, in cui vi invito a guardare il panorama dal Tokyo Metropolitan Government Office.

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Ore 12:00 Una passeggiata nel parco tra templi e gallerie d’arte

Per il pranzo portatevi fino al parco di Ueno dove potrete trovare di tutto come degustare una tempura o un sushi davanti a uno dei numerosi templi che si snodano nel più antico parco della città, cuore culturale di Tokyo. Qui potete passeggiare tra i templi buddisti e shiontoisti, tra pagode ma anche visitare gallerie d’arte come il Museo nazionale di Tokyo. Il parco si trova all’uscita della metro JR Ueno; qui un kiosco dell’ufficio del turismo potrà fornirvi una mappa del parco.

Museo nazionale di Tokyo

Museo nazionale di Tokyo

E’ un posto che non ti aspetti tra modernità e tradizione: qui è concentrato un gran numero di musei (Museo Nazionale di arte occidentale, Museo nazionale di della natura e della scienza, Museo metropolitano di arte di Tokyo) fino al Museo Nazionale di Tokyo che racchiude la maggior collezione di arte nipponica del mondo: si può scoprire l’arte misteriosa del te, conoscere qualcosa in più dei samurai e della corte imperiale. Un viaggio nei secoli in una cultura a noi così lontana.Lo Ueno-Koen è attraversato da sentieri che si snodano tra templi, santuari, laghetti di ninfee uno zoo, Il parco ha la fama di essere il luogo per eccellenza per lo hanami la contemplazione dei ciliegi in fiore che sbocciano ogni anno attorno alla fine di marzo. E’ una mania quella dei  giapponesi per i cherry trees: esistono siti  web in grado di prevedere la fioritura degli alberi n ogni zona del Giappone: quest’anno la data fatidica è fissata il 26 marzo.

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Ore 16:00 Shopping a Ginza 

Prima di buttarvi nello shopping sfrenato della quinta strada giapponese ovvero Ginza fermatevi a Uedo a degustare qualche specialità locale a base di pesce o carne. Nel parco potrete trovare ristorantini dove degustare la Sopa (tagliolini di grano saraceno serviti caldi o freddi), yachitori (spiedini di carne), l’unagi (l’anguilla) servita in una miriade di modi. All’uscita del parco potete ritornare alla metro e prendere la direzione per Ginza. Ci sono diverse opzioni la linea Ginza (gialla) oppure la JR per Yurakucho.

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A Ginza potete sbizzarirvi: dai negozi tradizionali dove apprendere l’arte del riso o acquistare un bonsai, ai brand del lusso molti dei quali italiani. Armani ad esempio ha un intero palazzo disegnato dall’architetto Fuksas. Ci sono grandi mall generalisti oppure dell’high tech come Big camera: entrare sembra di essere parte di una scena del film Blade Runner. E poi ci sono le marche low cost che con la crisi fanno furore come Uniclo e Muji. Tutti corrono qui a Ginza e tutti vi sorridono si inchinano con una cordialità imbarazzante. In effetti hanno ragione a considerarci degli incivili. Per una pausa potete scegliere il Café Kinohana frequentato da John Lennon e Yoko Ono.

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Tweatro Kabuki in Ginza

Tweatro Kabuki in Ginza

Café Kinohana dove andavano John Lennon e Yoko Ono

Café Kinohana dove andavano John Lennon e Yoko Ono

Abu Dhabi, dalle dune di sabbia ai grattacieli

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Arrivare ad Abu Dhabi lascia frastornati: non riesci a capire dove finisca la città e inizi il deserto, i grattacieli salgono fino al cielo ma sembrano stare in piedi su piedi di argilla, non c’è un centro di riferimento se non la moschea che per quanto bellissima è abbastanza scomoda da raggiungere. Rispetto ad Dubai, la capitale è meno chiassona, meno lustrini e più concreta: in piena crisi quando la città dei grattacieli, delle isole a forma di palma, degli immensi centri commerciali, piste da sci al coperto e lussuosi resort stava affogando nei debiti, a salvarla fu appunto Abu Dhabi. Un aiuto costato parecchio a Dubai che ora è costretta a dipendere interamente dalla capitale anche politicamente. A un’ora di macchina in direzioni sud, la ricca città petrolifera, capitale del paese e della Federazione dei sette emirati arabi, si sta affermando come centro per la cultura, lo sport e il tempo libero. Al di fuori dei suo confini si estende il vasto deserto di Rub al-khali, chiamato anche Quarto Vuoto, nella regione dell’Al Gharbia, il secondo al mondo per estensione dopo il Sahara.

2014_0103etna0292Rispetto agli altri Emirati della Federazione, Abu Dhabi vanta una superficie sterminata l’87% del paese, la gran parte occupata dal deserto. La popolazione è poco più di 1,6 milioni di abitanti, ma almeno l’80% è straniero in prevalenza indiani, nepalesi, filippini, pachistani che vengono qui per lavorare per pochissimi dhiram al mese. Sono i nuovi schiavi: lavorano sette giorni su sette e dopo un anno hanno il diritto alle ferie, ma fino a quel momento solo lavorare. Non ti va bene? puoi andartene tanto dopo di te decine di altri disperati stanno cercando lavoro.

Ora non pensiate che la città offra grandi attrattive nel senso comune del termine: quasi tutti coloro con cui ho avuto modo di parlare il leit motiv è “Qui non c’è niente da fare”. In effetti la vita qui si svolge dentro i grandi alberghi dove si possono trovare tutti i confort, ottimi ristoranti, campi da golf, tennis, spa e palestre. Ma fuori è difficile muoversi: esistono i pulman molto puntuali, ma dal momento che i taxi costano poco è meglio non impazzire. Inoltre, se si decide di avventurarvi a piedi, attenzione perché attraversare le strade è impossibile in quanto non è previsto l’attraversamento dei pedoni, ci sono dei sottopassi ma ad una distanza di circa un chilometro l’uno dall’altro. Un problema per la città come dimostrano i numerosi articoli di giornale che trattano l’argomento. Che dire?

Il giro classico della città inizia dalla splendida moschea Sheikh Zayed Grand Mosque inaugurata nel 2006 con le cupole che ricordano il tempio indiano Taj Mahal. La guida bulgara non manca di osservare che a costruirla è stata un’impresa italiana (la Salini Impregilo) e il design è di uno studio di architetti milanese. Questo semplice dettaglio, non di poco conto, fa capire subito che qui gli italiani piacciono parecchio: l’eleganza, il marmo bianco abbagliante italiano,  gli interni con 200 lampadari di cristalli veneziani e Swarosky, il tappeto più grande del mondo su cui 40mila fedeli possono trovare spazio per pregare, 80 cupole di marmo, mille colonne e quattro minareti tutto questo fa della moschea di Abu Dhabi una delle  dieci più grandi al mondo.

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La moschea a differenza di altri luoghi di culto simili è visitabile anche dai non mussulmani, ma bisogna attenersi al dress code che vieta gonne troppo corte per le donne che devono entrare con il velo in testa e calzoncini per gli uomini.

Il paese si è costituito da 43 anni, ma fino a 50 anni fa Abu Dhabi era poco meno di un villaggio di pescatori dediti alla pesca del pesce e delle perle: per vedere come era la vecchia città si può visitare Heritage village dove sono stati ricostruiti un forte, la moschea, il suq e un accampamento beduino con le tende e gli animali. Così si viveva prima della scoperta del petrolio all’inizio degli anni ’30, un paese che prima di allora viveva di datteri, cammelli, perle e pesce nulla di più. Oggi per competere con le capitali Occidentali deve importare tutto dalla tecnologia alle infrastrutture, al cibo. Lo skyline che si staglia dall’Heritage village dà il senso del progresso ancora in atto. Per riscoprire le relative antiche tradizioni, c’è una visita in mare insieme ai raccoglitori di perle con tanto di omaggio di perla es2014_0103etna0252tratta dalla conchiglia

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(molto turistico costa circa 120 euro); oppure si può navigare lungo le acque attorno alla città all’interno del parco di mangrovie per la modica cifra di 80 euro un’ora. Difficile trovare informazioni, ma tutti gli imbarchi si trovano sulla corniche, il lungo mare cittadino, basta chiedere a un tassista e vi porterà lui. Le escursioni sono molto turistiche come i “desert safari” tutti falsi e cari non meno di  200 euro per mezza giornata: sappiate che siete circondati dal deserto quindi è come fare una scampagnata fuori porta. Molto meglio prendere un bus alla stazione centrale (per la modica cifra di 35 dhiram) e dirigersi verso il deserto di Liwa oppure verso la città di Al Alin dichiarata patromonio dell’Umanità dall’Unesco.

La Gioconda rivisitata

La Gioconda rivisitata

In genere quando visitiamo una città che non conosciamo cerchiamo i luoghi che hanno fatto la sua storia e la sua cultura. Ad Abu Dhabi, invece, succede il contrario in quanto si visita quello che sarà. Ecco allora che non può mancare una escursione al futuristico centro culturale sull’isola di Saadiyat, il cultural district dove  entro il 2017 (così dicono) troveranno spazio una dependance del museo di Louvre di Parigi, il Guggenheim museum, lo Zayed National Museum quest’ultimo ideato dal famoso architetto di fama mondiale Norma Foster. Non che gli altri architetti che si stanno dedicando agli altri musei siano meno importanti: si va dall’architetto francese  Jean Novel, all’architetto tedesco Frank Gehry a cui si deve gran parte della nuova Berlino costruita dopo la caduta del muro del 1989. Per ora i lavori sembrano ancora indietro, ma intanto la cupola del Louvre è quasi completata. Sull’isola troveranno spazio centri residenziali da favola, ospedale, marine: il petrolio prima o poi finirà e la diversificazione passa quindi da qui. Se andate a guardare le foto degli avanzamenti dei lavori vedrete che stanno costruendo tutto sulla sabbia dove prima era il nulla.

Il Viceroy hotel a forma di disco volante

Il Viceroy hotel a forma di disco volante

Un’altra isola artificiale è Yas Island di fatto un grande parco giochi per grandi e per bambini. Sull’isola si trovano i migliori alberghi di Abu Dhabi (ma si può dormire anche con 80 euro la notte in un ottimo albergo) come il Viceroy Resort, tutto in vetro e luci che si illuminano di notte con il tetto a forma di disco volante. Yas Island è diventata sinonimo di Formula Uno da

L'entrata del Ferrari world center

L’entrata del Ferrari world center

Un selfi davanti alla Ferrari

Un selfi davanti alla Ferrari

quando nel 2009 è stato inaugurato il circuito di Marina circuit che passa letteralmente sotto il Viceroy e dalle camere si può assistere alla corsa delle monoposto. Qui c’è anche il magnifico Ferrari World Center, un tripudio delle rosse di Maranello così amate da queste parti: si narra che lo sceicco di Abu Dhabi comprò in un colpo solo 80 Ferrari da regalare ad amici e parenti. Si sale a bordo di una Ferrari e si spicca il volo sulle montagne russe e una volta scesi si può mangiare un piatto di tagliatelle emiliane con la sfoglia fatta a mano (organizzano anche show cooking). Per anni il fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala ha sponsorizzato le rosse Ferrari così come la compagnia aerea emiratina Etihad ora entrata in Alitalia con il 49 per cento. L’eccellenza del Made in Italy fa sempre capolino tra le dune e i grattacieli di questa città sospesa tra passato e futuro. Imperdibili le spiagge di Yas island dove provare la schisha una specie di nargilé locale. Il modo migliore per visitare Yas Island è utilizzare il pulmino gratis che fa tutto il giro dell’isola fermandosi ai centri più importanti.

Il bancomat che eroga lingottini d'oro

Il bancomat dei lingottini d’oro

Se avete voglia di fare un giro in città, una passeggiata sulla corniche il lungo mare cittadino, può essere carino ma sappiate che non c’è un granché da fare. Se volete vedere il lusso all’ennesima potenza da vistare l’Empire Resort a fianco c’è il nuovo palazzo reale in costruzione, in stile moschea con marmo abbagliante: all’Empire da ammirare il bancomat che vende lingottini d’oro e il cappuccino spolverato di polvere anche questa d’oro. Di fronte all’Empire potete salire sull’Etihad tower da dove avere una panoramica dall’alto di Abu Dhabi. Da qui si può mangiare o prendere un caffé guardando dall’alto. Per lo shopping cercate il suq al World Trade Center vi divertirete.

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Empire Resort

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Un concorso di bellezza di cammelli nel deserto

Avete mai sentito parlare di un concorso di bellezza per cammelli? Succede ogni anno al festival di Al Dhafra  a Madinat Zayed un’oasi nel deserto del Al Gharbia a 220 chilometri da Abu Dhabi. In mezzo alla sabbia per due settimane (quest’anno dal 20 dicembre 2014 al 1 gennaio 2015) più di 5mila cammelli si danno appuntamento e a contendersi il primato sono due razze: i cammelli Asayil e i Majaheed. I primo sono originari dell’Oman e degli Emirati arabi e hanno il manto bianco i secondi arrivano dall’Arabia saudita e sono scuri, come quelli della foto. Nel corso delle giornate del festival ci sono circa una settantina di aste durante le quali le due categorie di cammelli vengono valutate dai giudici in base al colore del manto e all’età. Quello del concorso di bellezza non è l’unico appuntamento del festival: ci sono le gare di cavalli, dei falchi (una vera passione per questo popolo) dei cani saluki, e poi ancora il concorso per i migliori datteri, le migliori stoffe, le auto d’epoca insomma qualsiasi occasione è buona per mettere in luce le tradizioni beduine, l’etnia di origine delle popolazioni degli Emirati arabi.

Un te nel deserto

Mi sono imbattuta nel festival di Al Dhafra percorrendo l’unica strada che porta verso il sud all’oasi di Liwa in pieno deserto dove regnano indisturbate da secoli le piantagioni di datteri. Una fortuna perché ogni anno il festival cambia periodo e un’occasione unica per potere avvicinarsi a questo festival di colori perché oltre ai cammelli e ai cavalli, le tradizioni beduine sono esposte in bella mostra nei suq tradizionali: stoffe, vestiti, teiere e bicchierini per il te e poi i datteri una vera specialità con cui si fanno buonissime marmellate e un dolce servito con una crema di caramello da mille calorie. Nella spianata dove vengono allestiti i recinti per gli animali in concorso trovano spazio anche le stalle e le aree adibite agli accompagnatori e agli stallieri, tante persone che per due settimane resteranno qui in mezzo al deserto, al caldo in attesa del proprio turno. Storicamente, i cammelli erano il simbolo della ricchezza di una tribù e di potenza, oltre ad essere utilizzati per il latte, il trasporto e per altri scopi.

Mahuebah, il cammello Majahim di tre anni che ha vinto il concorso lo scorso anno

Che cosa rende bello un cammello? Basta chiedere a qualsiasi delle centinaia di proprietari che affollano il concorso di bellezza. “I giudici sono alla ricerca di cammelli con i grandi capi, ampi colli, orecchie ditta, larghe guance e grandi baffi” spiega Ali Al Mansouri, proprietario di un cammello. “Il corpo deve essere lungo, la gobba e la parte posteriore grande, anche il colore e la postura sono importanti.”  Ogni giorno si svolgono cinque competizioni di Asayel e quattro di Majahim. Ogni gara inizia con 100 cammelli, da cui i giudici scelgono i 50 più belli, poi il campo si restringe a 10. I possessori del top 10 riceveranno premi tra cui auto di lusso e denaro tra Dh18,000 e Dh30,000 (tra i 3mila e 7mila euro). Il proprietario ha la responsabilità di  mantenere i cammelli in perfette condizioni perché quelli con una malattia della pelle non hanno alcuna chance per competere.

Verso l’Oasi di Liwa  nel deserto del Rub al-Khali  

2014_0103etna0220Il concorso di bellezza dei cammelli l’ho incontrato sulla strada per l’oasi di Liwa a 330 chilometri da Abu Dhabi. Ero partita dalla stazione centrale con l’autobus X60: trovare indicazioni è difficilissimo. Questo mezzo parte alle sette del mattino con una frequenza di ogni due ore e impiega circa tre ore e mezzo per arrivare a Mezaira’a, la cittadina, se così si può dire, di due strade in croce in mezzo alla sabbia. Non sono eccessiva se vi dico che è il nulla assoluto solo dune di sabbia e piantagioni di datteri che macchiano di verde il giallo della sabbia. L’arrivo è un scioccante perché sull’unica strada di negozi fulcro delle attività si trovano soltanto prodotti per il campo e per l’edilizia, il suq a fianco vende ancora meno. Però si può bancomat e una stazione di servizio sono a portata di mano. Più scioccati di noi era una coppia lituana anche loro sull’autobus. Insieme abbiamo deciso di condividere l’unico taxi della zona, guidato da un pakistano che a vedere queste orde di turisti (quattro) si è spaventato. Cicciotello accaldato a malapena ci ha dato qualche indicazione: volevamo raggiungere il forte, unica attrattiva della zona insieme alla fantastica duna del Moreeb Hill detta la “montagna spaventosa” che con i suoi 300 metri è considerata la duna più alta del mondo, l’unica vera attrattiva di Liwa, famosa per essere la patria delle famiglie reali, gli attuali sovrani di Dubai e Abu Dhabi.

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Saliamo sul taxi e percorriamo una ventina di chilometri per raggiungere il forte. Il paesaggio è incredibile: siamo nel vasto deserto saudita di Rub al-Khali (il Quarto vuoto)  che ha una superficie come la Francia, la Svizzera e il Belgio messi insieme, creato quando Allah suddivise l’universo in quattro: cielo, terra, mare. Il quarto spazio rimase vuoto, era il Rub al-Kali. Soltanto il Sahara lo supera per estensione e il vuoto si riferisce al fatto che questa vasta porzione arida della Penisola Arabica, ricca di petrolio, è inabitabile.

La torre del forte di Liwa

La torre del forte di Liwa

Arriviamo al forte aperto ai visitatori anche perché dentro non c’è nulla. Salendo sulla torre si può ammirare la distesa del deserto che si perde a vista d’occhio. Sono almeno otto i forti dislocati nel deserto costruiti tutti nell’ottocento dalla tribu di Bani Yas per protezione e dare un senso di autorità alla comunità. Non c’è molto di più da vedere quindi riprendiamo il taxi che ci stava aspettando e torniamo in città, si fa per dire. Qui la nostra strada si separa da quella dei lituani perché ci aspetta una notte nel deserto. Il nostro albergo il Liwa hotel è l’unico della zona. Si trova in cima a una immensa duna che domina il deserto: ci accompagna il nostro taxista fidato che ormai non ci molla più e la prima impressione è molto positiva: il resort dispone di tutte le comodità con piscina, spa e palestra (rigorosamente separate quella degli uomini e delle donne), ristorante, le camere sono attrezzate di ogni confort con terrazzo dove prendere il té e ammirare il tramonto sul deserto.

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L’albergo è l’unico tocco di modernità in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, Abu Dhabi e Dubai sembrano lontane anni luce. Del resto fino alla scoperta del petrolio negli anni ’30 questo paese viveva di datteri, cammelli e perle che venivano esportate. Il paese non produce nulla e quello che si trova è quasi tutto importato: solo nel resort si trovano cibi occidentali, persino l’acqua italiana Rocchetta arriva fino qui. Un contrasto se si pensa alle donne che qui non solo si mostrano in pubblico velate ma con una gabbia davanti agli occhi e alla bocca che non gli permette di parlare. I posti sono affascinanti ma c’è un’oppressione di fondo che non te li fanno apprezzare in pieno: dal modo che hanno gli uomini

di guardare, alle continue avvertenze su come bisogna vestire per non urtare la loro sensibilità e tradizioni, però se gli fai vedere i soldi sono tutti più disponibili.

Aspettiamo il tramonto per affrontare il deserto: dobbiamo arrivare a Mooreb hill questa muraglia di sabbia dove ogni anni si pratica un rally di macchine e di moto da cross. Per arrivare sul posto bisogna percorrere una trentina di chilometri dall’hotel in mezzo al nulla:

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una distesa di sabbia ocra e arancione, dove ogni tanto si incrociano tende beduine con cammelli ma nessuno abita qui perché è impossibile. Quando arriviamo la muraglia fa veramente impressione: sul posto qualche turista, ma soprattutto operatori che si preparano al race di inizio gennaio. Camminiamo sulle dune di sabbia, guardiamo il sole che sfuma dietro le dune tra le ombre che sfilano sempre uguali ma sempre diverse. Ci apprestiamo a tornare, l’assaggio del deserto è stato forse insufficiente perchè il deserto nella sua vastità va ascoltato prima di raccontarlo.

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Catania, un viaggio onirico

Scoprite la Sicilia fuori dai circuiti tradizionali può lasciare sorpresi. Una terra modellata da eruzioni vulcaniche millenarie, terremoti devastanti, animata da storie di Ciclopi, Sirene, avventurieri. Tutto questo sullo sfondo di una città Catania sempre pronta a fare festa, con i ristoranti aperti H24, dove ad ogni ora del giorno e della notte se hai fame trovi bar e ristoranti con le cucine funzionanti. Un aspetto non del tutto scontato per chi vive in una città come Milano dove dopo le 23 è impossibile trovare da mangiare, al massimo ci si affida ai baracchini per strada che fanno panini con la salamella.

2007_0111catania0040 Se volete scoprire la città cercate di calarvi nei ritmi catanesi, evitate come la peste i tour pre-confezionati per turisti, usate i mezzi pubblici per spostarvi in città e fuori – al bando i treni da Catania a Palermo si possono impiegare anche 9 ore – e scoprirete come gli autobus siano puntuali e con essi si possa arrivare ovunque.  Affidatevi all’ufficio turistico del Comune per consigli e indirizzi su che cosa vedere, comodo perché  posto  dietro la Cattedrale di Catania in piazza Duomo: disponibili e pazienti, gli addetti parlano molte lingue e l’ufficio è aperto incredibilmente ad orario continuato dalle 8 alle 18 perfino il 15 agosto, anche questa è una scoperta piacevole.

La tribu del tango si dà appuntamento a Catania

10600452_596020880507391_4024440005712716610_nE’ diventato l’appuntamento dell’estate per la tribu dei tangheri di mezzo mondo: si spostano con il passa parola da una milonga all’altra e i festival sono diventati l’occasione per incontrarsi. Quello di Catania è reputato tra i più belli per le location scelte dagli organizzatori dell’associazione Caminito tango  nei meravigliosi palazzi barocchi della città e per le milonghe sul mare. Quest’anno si sono dati appuntamento 400 tangheri che hanno animato le lezioni dei più importanti ballerini al mondo di tango, hanno ballato tra le mura affrescate, gli stucchi e gli specchi di palazzo Biscari, uno dei più begli esempi di barocco a Catania, appassionati provenienti da 22 paesi  e da 12  regioni italiane. Numeri da capogiro nelle serate di ferragosto fino a 800 persone si sono alternate in pista in un turbillon di volcade, sacade, pivot inebrianti: due patrimoni dell’Umanità il barocco e il tango.

Ad alternarsi in pista e a lezione ballerini argentini famosi come Miguel Angel Zotto e Diana Guspero (nella foto), campioni mondiali di tango, un’occasione per imparare da loro la tecnica e per metterla in pratica insieme agli altri ballerini  Roberto Reis e Natalia Lavandeira, Joe Corbata e Lucila Cionci, Walter Cardozo e Margarita Klurfan, Murat e Michelle Erdemsel, Angelo Grasso e Luna Palacios.  Lezioni e pratica a ritmo incessante e con un’attenzione particolare alle esigenze dei ballerini dilettanti (dai trasporti, alle convenzioni con i taxi, alla ricerca dei partner, con massima disponibilità dello staff dei 50 allievi della scuola di tango di Catania)  il tutto organizzato con rigore e professionalità da farne un punto di riferimento nel panorama del tango internazionale, perché il tango è prima di tutto cultura.

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I seminari e workshop del pomeriggio tenuti nella cornice dello splendido albergo del Romano Palace nella zona della playa di Catania, si concludono ogni giorno con la milonga del pomeriggio in giardino, per poi trasferirsi tutti in massa la sera alla milonga sulla spiaggia del Lido Azzurro e proseguire fino al mattino all’alba. Poi prima di coricarsi è d’obbligo cornetti e caffe al bar Etoile aperto di giorno e di notte a due passi dalla Cattedrale.  Il giorno dopo si ricomincia, una settimana intensa che solo le note del tango fanno dimenticare la stanchezza e i piedi doloranti.

Dal sacro al profano e viceversa

La festa di Sant’Agata il 17agosto fa calare in una dimensione sacrale al limite della devozione. Fin dal giorno prima la processione dedicata alla santa della città, schiere di devoti vestiti con saii bianchi e con un copricapo di velluto nero si accalcano attorno alla Cattedrale, ruolo fino a qualche anno fa riservato agli uomini oggi è stato aperto anche alle donne.  La sera che precede la processione le chiese sono aperte ai fedeli e i preti celebrano la messa. Ma è giorno dopo che inizia la festa cittadina: decine di bancarelle vendono le simenze per le offerta (arachidi, semi di girasole, mandorle, ceci), lunghe candele colore miele, dolciumi di ogni tipo.

2007_0111catania0097 La festa del 17 agosto si svolge in maniera ridotta rispetto ai grandiosi festeggiamenti di febbraio, la festa più importante di sant’Agata, ma in questa occasione tanti turisti mischiati ai fedeli e curiosi possono vivere questa festa tra la folla che si snoda lungo le arterie principali del centro cittadino. La processione che porta lo scrigno contenente le reliquie della santa martirizzata a Costantinopoli nel 251 DC, inizia alle 20 per concludersi sotto le luci dei fuochi pirotecnici che illuminano tutta la città.

Storie di Ciclopi e Sirene

Ad agosto è difficile trovare i Catanesi a Catania. Sono spalmati al sole nei luoghi di mare lontani dalla città a Nord verso Acicastello, Acitrezze e Acireale e a sud verso Siracusa, Porto Palo. Per immergersi in un mare verde smerando, da Catania si può raggiungere Acitrezza con l’autobus da Piazza Borsellino (un euro) e in 45 minuti si arriva al borgo di pescatori dopo avere attraversato la città fino ad arrivare al mare e percorrendo tutta la costa.

2007_0111catania0031Il bus vi porta al centro cittadino che dà sul lungo mare da dove  si ha una splendida vista dei faraglioni dei Ciclopi che la leggenda vuole essere stati lanciati da Polifemo per fermare la fuga di Ulisse.  I faraglioni sono immersi nel parco marino  animato da colonie di pesci e stelle marine. Per raggiungerli dalla costa si può chiedere un passaggio ai pescatori del luogo che con le loro barche colorate per 3 euro vi accompagnano e vi vengono a prendere. Portatevi tutto il necessario con voi dall’acqua ai panini perché sull’isola non c’è nulla. La parte dei faraglioni più battuta è quella dell’isolotto di Lachea, l’isola delle capre secondo Omero e oggi sede della stazione di studi di biologia dell’Università di Catania. Da qui si può visitare quella che sarebbe stata la grotta di Polifemo – c’è anche un’improbabile l’impronta del ciclope – e la  grotta dove sarebbe stato tenuto prigioniero Ulisse. Oggi di capre non c’è l’ombra, ma la leggenda vuole che avvinghiati al loro vello scapparono da Polifemo Ulisse e i suoi.

Visitare Acitrezza non è solo l’occasione di un bel bagno in mezzo alle acque cristalline del parco marino: si sprofonda nella leggenda, ma anche nella cultura dal momento che il borgo è noto per il famoso romanzo I Malavoglia scritto da Giovanni Verga.

2007_0111catania0030  Per chi volesse ripercorrere quei luoghi c’è un percorso dei siti del Verga. Prima di riprendere l’autobus per Catania, fermatevi al bar eden nel centro del paese e prendete un tè freddo con la granita al limone oppure alla pesca, una bontà.

Le gole dell’Alcantara, un’avventura nella roccia

Da Catania si possono raggiungere altri importanti centri marittimi da Giardini Naxos (nella foto) a Taormina. Ma la vera scoperta sono le gole dell’Alcantara ai piedi dell’Etna e alle spalle dei monti Nebrodi.  E’ l’unico sito in Italia che presenta la formazione di basalti colonnari dovuti alle colate laviche che risalgono a 8mila anni fa. Le gole si presentano come una ferita nella roccia da dove scorre il fiume Alcantara il cui alveo segna il confine tra le province di Catania e Messina. Si può arrivare alle gole in pullman (10 euro) partendo dalla stazione centrale di Catania in via Archimede: il primo tratto è fino a Recanati da dove si può visitare Giardini Naxos con le sue spiagge e il lungo mare fino a Capo Schisò da dove sorse la prima colonia greca in Sicilia, fondata dai calcidiesi nel 734 AC e distrutta di siracusani nel 403 AC. C’è un museo archeologico molto carino con i resti delle mura della città. Si riparte da Recanati per le Gole dove si scende davanti all’entrata del parco dell’Alcantara.

2007_0111catania0177A prima vista sembra un parco giochi con i percorsi delimitati dal giardino botanico, il museo contadino, bar, ristoranti negozietti perfino l’ascensore. Un filmato di cinque minuti in 4D spiega come si sono formate le gole, con animazioni, fumi e acqua in sala. Scendendo lungo una scalinata di 236 gradini si arriva alla spiaggetta e al fiume le cui acque non sono fredde sono ghiacciate e la correte è fortissima. Il livello dell’acqua è basso e quindi ci si può immergersi se si ha il coraggio di affrontare il freddo: le acque e la corrente sono ottimi rimedi per riattivare la circolazione delle gambe, confermo.

Sul fiume ci si può divertire con il body rafting: ci si butta nelle acque del fiume con apposite mute e caschetto per lasciarsi trasportare dalla corrente del fiume. Chiedete di Franco Stone e Andrea Basalto. Le pietre sono levigate ma ovviamente sono dure, botte e lividi assicurati. Si parte in gruppi di una ventina di persone, ci si veste con la muta, i calzari e il casco. Quindi si scende al fiume e una breve dimostrazione degli istruttori spiegano come affrontare la corrente: gambe piegate, mai rigide, braccia incrociate e le dita per chiudersi il naso. Quindi si comincia a scendere tra i natanti in costume, noi in muta siamo alquanto ridicoli. Però il freddo si sente meno ad eccezione di quando la gelida acqua entra dalla schiena, e qui l’impatto è notevole. Disposti in posizione orizzontale ci si lascia trasportare dall’acqua facendo attenzione ad evitare i massi con i gomiti. Le rapide sono forti e bisogna cercare si non capotarsi oppure girarsi si se stessi. L’esperienza è molto divertente e due ore e mezza passano senza accorgersene.

2007_0111catania0180 Gli organizzatori del parco mettono a disposizione anche un’altra attività per conoscere le gole, il trekking del parco con stivaloni e salopette di gomma per non bagnarsi e potere risalire il fiume e le sue gole tra rocce laviche e cascatelle.

Attorno al parco la vegetazione è quella tipica siciliana, fatta di alberi di limoni, fichi d’india, fichi, vigneti, odori mediterranei che avvolgono i resort della zona come la Casa delle monache, il Poggio e il Borgo: si dorme nel silenzio della campagna sicula e si cena tra i sapori della terra locale.

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Catania, dall’Etna agli scavi romani

Il ritorno a Catania presenta la incantevole scoperta dell’eruzione dell’etna che si può ammirare da via Etnea, una delle strade che partono da piazza Duomo. Il fumo esce in gran quantità e con il buio si può scorgere anche la lava rossa scorrere lungo la montagna divenuta Patrimonio dell’Umanità. Una visita alla città non prescindere dal mercato di pesce cittadino che si svolge tutte le mattine in pieno centro storico: qui il tonno e il pesce spada spadroneggiano a fianco di crostacei, ostriche, molluschi.

2007_0111catania0007 Catania è la capitale del barocco siciliano con monumenti e palazzi costruiti dopo il terremoto del 1631 che distrusse gran parte della città. Anche le eruzioni vulcaniche hanno dato il loro contributo: i resti della lava arrivata fino al mare si possono scorgere lungo la costa, ma anche nei tanti scorci cittadini. Come l’anfiteatro romano in piazza Stesicoro, un complesso posto sotto il livello della strada dove fino alla fine dell’Ottocento la piazza era chiusa e occupata da aiuole ornamentali. Se non vi accostate alla ringhiera che circonda lo scavo rischiate di non vedere nulla. Quello venuto alla luce finora è soltanto una sezione di questo anfiteatro, il terzo per dimensione dopo il Colosseo e l’Arena di Verona e poteva ospitare fino a 15mila spettatori. La città, infatti, a seguito delle eruzioni vulcaniche e dei terremoti è stata costruita sopra questo livello e la gran parte della struttura resta ancora sotto terra sovrastata dagli edifici. In alcuni punti torna alla luce e dà l’idea della sua dimensione che si può solo immaginare.  2007_0111catania0204

Un altro scavo che per secoli è stato inglobato negli edifici cittadini è il teatro greco romano: oggi sono visibili gran parte della cavea, il margine dell’orchestra e pochi resti della scena. L’impatto però è unico: ci si immerge in questo teatro circondato da edifici che arrivano fino all’interno dello scavo. All’ultimo piano è stato ricostruito un museo con i resti ritrovati nel corso degli scavi dislocato in uno degli appartamenti espropriati e che erano stati costruiti con noncuranza tra le cavea del teatro riportato in parte ai suoi antichi sfarzi. Il resto della città è un numero infinito di monumenti dal Monastero dei Benedettini indicato come patrimonio dell’Umanità, al Castello Ursino, alla Cattedrale di Sant’Agata con il suo elefantino al centro della piazza simbolo della città, ai giardini Bellini, al Palazzo Biscari. Buona visita.

Qualche indirizzo utile: B&B in zona centralissima a Catania: La Collegiata, via Vasta 10 tel 095-315256, GlobeTrotter vicolo della Lanterna, 14 tel 393 6863217 – 095 0933021

Per aperitivo e birra ma anche per mangiare velocemente Razmataz wine bar, via Montesano 17/19 Catania 095 311893 . Alla scoperta dei sapori siciliani: Vico S.Barnabà Associazione culturale amici della tavola via S.Barbara 67 – tel 095 311068 – 347 5224013

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Berlino festeggia i 25 anni dalla caduta del Muro

Key Viusal_ENG   Sono passati 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, un quarto di secolo da quella che era stata una delle pagine più tristi della Guerra Fredda. Molti giovani che oggi visitano Berlino non hanno la più pallida idea di quello che volesse dire vivere in una città separata in due dal muro. Per chi  ha visto Berlino ai tempi della guerra fredda vederla oggi sembra un sogno: il ricordo di quella città è di un luogo buio, angosciante, palazzi inneriti, i resti della guerra e dei bombardamenti ancora evidenti, la porta di Brandeburgo al di là del muro, lo zoo di Berlino dei ragazzi che la droga aveva segnato la loro esistenza, il Kreuzberg la città nella città sinonimo del quartiere turco ma anche dell’integrazione, il simbolo girevole della Mercedes che ancora oggi domina  Kurfurtendaam, uno dei viali oggi più frequentati dai turisti. La parte occidentale della città era divisa in zone distinte presidiate dalla presenza dei militari americani, inglesi e francesi, i cartelli indicavano la fine di una zona e l’inizio della successiva senza soluzione di continuità. La differenza la facevano i bar, i ristoranti, i militari in borghese, le lingue diverse, tutto cambiava nel giro di pochi metri. Una città unica al mondo, collocata al centro dell’Europa, diventata il simbolo di libertà: i finanziamenti che arrivavano dagli alleati alla parte occidentale di Berlino rendevano la vita meno difficile: gli studenti potevano contare su sovvenzioni di ogni tipo, non pagavano la retta dell’università, le case erano a prezzo bassissimo, i libri erano gratis tutto per attirare giovani, musicisti artisti. David Bowie ha costruito qui la sua carriera a Berlino (fino ad agosto c’è una rassegna sul musicista), gli Spandau Ballet, il famoso gruppo inglese degli anni ’80 ha dedicato il nome della band a uno dei quartieri di Berlino dove ha mosso i primo passi.

Poi c’era la Berlino dell’est di cui poco si sapeva e nulla c’era da vedere: oggi per immaginare qualcosa bisogna andare in Alexander Platz, salire sulla metro che vi porta verso Karl-Marx Allee, uscire e trovarsi di fronte a viali sterminati, affiancati da file di palazzoni alquanto anonimi. Oggi questa zona è molto apprezzata dagli stranieri che si trasferiscono a Berlino perché qui gli appartamenti costano poco e le zone sono ben collegate. C’è ancora differenza tra Est ed Ovest? Qualcuno mi diceva recentemente che nascere a Berlino Est ancora oggi fa la differenza, qui si possono incontrare ancora i nostalgici del regime di chi alla corsa al profitto preferiva una vita più modesta, ma più sicura dove tutti potevano contare su scuole, lavoro e la casa. L’unificazione c’è stata e i Berlinesi ancora una volta hanno ricostruito con le loro mani la città, ma le differenze non sono state del tutto piallate. La città dunque si prepara a festeggiare questo grande evento, ripercorrendo il tema della divisione della città, la Guerra Fredda la pace e la riunificazione del 1989. Il muro verrà ricostruito da 8mila illuminazioni a palloncino che ripercorreranno 15 chilometri lungo quello che era il corso del Muro. Dal 7 al 9 novembre le luci ricostruiranno quel muro che per tre decenni hanno creato divisioni e sofferenze tra i Berlinesi. 2013_0812miami0253   2013_0812miami0214 2013_0812miami0215 2013_0812miami0238