Quegli Infernot del Monferrato patrimonio dell’Umanità

Quando viaggi è la curiosità che ti porta: puoi fare migliaia di chilometri lontano da casa oppure soltanto qualche centinaia e scoprire mondi nascosti, che raccontano un passato lontano. Sapete che cosa sono gli #Infernot? Io l’ho scoperto una domenica uggiosa di febbraio quando tra la distrazione generale e la rilassatezza di una campagna quella del Monferrato che ti accoglie tra le sue prelibatezze, qualcuno ha pronunciato la parola magica Unesco.

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E sì perché una parte di queste terre, le Langhe e il #Monferrato, dal 2014 sono patrimonio dell’Umanità e a potersi fregiare del prezioso riconoscimento sono anche gli Infernot, parola sconosciuta con una assonanza simile al grammelot quella lingua strana di Dario Fo, ma credo non 20160227_163659centri nulla. In questi momenti ti senti piccolo e provinciale: percorrere migliaia di chilometri alla ricerca dell’esotico per poi scoprire che dietro casa ci sono tesori invidiati da tutto il mondo.  Ecco allora spiegato il mistero degli Infernot: piccole camere sottoterra, scavate nella pietra da Cantoni, una roccia calcarea, simile al tufo, proveniente da sedimento marino, facilmente scavabile e lavorabile. Marino? E dov’è il mare, ci sono solo colline. Qui tutti raccontano che oltre 2 milioni di anni fa tutta la pianura padana fino alla zona delle Langhe e del Monferrato era coperta di acqua, il mare Adriatico era molto più esteso di oggi. Poi quando le terre emersero, non chiedetemi quando e perché, la prima terra a sbucare fu proprio il Monferrato circondato da formazioni calcaree, il cui passato marino è ancora oggi evidente nei tanti fossili che si possono scorgere tra le rocce.

IMG-20160227-WA0014Gli Infernot riconosciuti dall’Unesco sono scavati in questa pietra marina, stanze senza luce ed aerazione, raggiungibili attraverso la crota, ovvero una cantina, utilizzati per conservare vino e alimenti. La parola Infernot ha una origine francese e significa la cella più angusta del carcere, insomma un vero inferno. Gli Infernot scavati nella pietra arenaria sono gli unici riconosciuti dall’Unesco e dei 47  rimasti nel Monferrato soltanto 9 (tra cui quello nelle foto di Cella Monte) sono oggi patrimonio dell’Umanità. La loro profondità può arrivare fino a 17 metri sotto la superficie e mantiene una temperatura costante tra 14 e 16 gradi tutto l’anno.  Oggi si possono definire come opere architettoniche uniche e originali, costruite con pochi e umili attrezzi, con i segi degli scalpelli ben evidenti nella roccia, una abilità oggi riconosciuta dall’Unesco che li ha definiti “singolari manufatti architettonici” a rappresentare “la radicata cultura del vino e dello straordinario paesaggio modellato dal lavoro dell’uomo”.

Wine Therapy tra le colline 

Le colline del Monferrato non finiscono di stupire. Messe in competizione con le Langhe cercano di mostrarsi al mondo per quelle che sono: meno eleganti e curate delle colline limitrofe, rimaste al margine del fortunato riconoscimento Unesco che ha fregiato del prestigioso titolo soltanto gli Infernot, più accessibili se si pensa che un ettaro delle Langhe può costare fino a un milioni di euro.

IMG-20160227-WA0011Questo non toglie che tra queste colline si possano trascorrere tranquilli fine settimana romantici tra piatti ricercati e attrazioni fantasiose come la Wine Therapy antiage di Ca’ San Sebastiano a Camino in provincia di Alessandra, a cinquanta minuti da Torino. L’esperienza del bagno nel barbera ti fa ubriacare soltanto a pensarci, poi scopri che come per magia si trasforma in realtà. Per chi è allergico all’alcol è meglio che si dedichi ad altre distrazioni.

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Il Wine Resort della famiglia Vellano, sulla strada per Castel San Pietro, un tempo casolare di campagna, ristrutturato negli anni 2000 quando le Langhe e il Monferrato ricominciarono a diventare meta del turismo straniero, ti accoglie offrendoti una crostata della casa con la marmellata rigorosamente fatta con la frutta coltivata da loro che si può vedere sporgendosi sulla vallata dove sorgono le vigne e i frutteti: è l’antipasto prima di immergerti nella Spa tutta in legno e vetrate da cui godere un panorama mozzafiato.20160227_113738

L’odore del vino ti travolge prima che tu possa fare qualcosa: tinozze in legno per un veloce idromassaggio, una vasca con acqua termale, sale massaggi da fare in coppia e gran finale la vasca idromassaggio al vino. Il colore rosso del liquido e il suo odore sono inequivocabili e una volta immersi si può godere del tepore sorseggiando un calice di moscato. All’uscita, una doccia veloce, qualche momento di relax bevendo questa volta una tisana per spegnere i fumi dell’alcol e via al ristorante dove si pasteggia con il vino della casa Barbera, Grignolino che portano i nomi degli avi ma c’è anche Osiri in onore di una statuetta egizia ritrovata negli scavi della cantina. In primavera le colline del Monferrato diventano teatro per ciclo turisti con tragitti accessibili a tutti specialmente per chi affronta i runner in e-bike.

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#Dolomiti, dieci cose da fare oltre a raccogliere funghi

Se pensate che la montagna sia solo raccogliere funghi e noiose passeggiate avete una visione decisamente demodé della vacanza sui monti. Sport, natura, salute, cultura e cucina trovano la loro declinazione tra i picchi e le vallate dove scoprire angoli remoti tra colori, odori, aria pura per staccare e rigenerarsi, ritrovare l’energia giusta per ripartire. Ecco dieci suggerimenti sulle cose da fare tra le montagne più belle del mondo dichiarate patrimonio dell’Umanità dall’Uniesco, le Dolomiti.

Su e giù per i monti in e-Bike 20150725_102243 (2)

Scoprire la montagna in mountain bike può sembrare troppo aggressivo per chi non è un biker allenato. Sgattaiolare tra i sentieri sulla sella di una bici è un’esperienza da non perdere. Il mezzo migliore è l’e-bike, la bici elettrica adatta a tutti anche ai meno allenati per cimentarsi lungo sentieri dolomitici a 2mila metri di altitudine, scegliere i percorsi più o meno adrenalitiici. Le bici sono a 4 velocità (quando inserisci il turbo sembra di decollare) e si possono noleggiarle in un punto e lasciarle in un altro. Fare attenzione alle stazioni dove si possono ricaricare le due ruote altrimenti se si rimane senza carica può essere dura. In Alta Badia da giugno a settembre, è possibile noleggiare una e-bike nei centri noleggio in quota, presso gli impianti del Col Alt, Piz La Ila, Piz Sorega e all’Hotel Armentarola a San Cassiano e in valle presso gli uffici del turismo a Corvara, La Villa e La Valle.

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Un percorso facile è salire con gli impianti a Piz La: Ila per chi conosce queste montagne in versione invernali il riferimento è la partenza della pista da sci olimpica Gran Risa. Si sale a 2000 metri anche con la bici a bordo degli impianti e su strada sterrata si raggiunge il punto panoramico, si scende lungo la strada sterrata fino a raggiungere la parte pianeggiante e si risale a Piz Sorega attraverso i parchi di Movement. .Una pausa obbligata è al rifugio Piz Arlara dove provare lo spritz Zenzo allo zenzero oppure Ugo ai fiori di sambuco.

Il giro del Sella Ronda in e-Bike 

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E’ il giro dei Quattro passi attorno al Sella Ronda che può essere percorso sia sulla strada asfaltata sia lungo i sentieri con la guida. Un’escursione panoramica attorno ad alcune tra le più belle cime delle Dolomiti come il massiccio del Sella, il Sassongher, il Pelmo, il Civetta, la Marmolada, il Sassolungo e lo Sciliar. L’itinerario si snoda lungo le principali località da Corvara, al Passo Campolongo, Arabba, Passo Pordoi, Passo Sella, Passo Gardena, Colfosco per tornare al punto di partenza di Corvara. I sentieri possono essere percorsi sfruttando gli impianti del Dolomiti SuperSummer gli stessi che in inverno si utilizzano con gli sci: collegano 12 valli (Cartina, Plan de Corones, Alta Badia, Val Gardena, Alpe di Suisi, val di fassa, Arabba-Marmolada, Dolomiti di Sesto, Val di Fiemme, valle Isarco, Civetta) lungo 100 impianti con una unica card. Il giro del Sella Ronda più facile si snoda lungo  circa 50 chilometri con un dislivello di 700 metri per arrivare fino a 2200 di altitudine. Il tempo di percorrenza è di crica 3 ore. Il percorso ha diverse  versione in senso orario con dislivelli di 681 metri quindi facilmente percorribile per un biker di medio livello e in senso antiorario più impegnativo con un dislivello da percorrere in bici di 1689 metri itinerari che possono essere fatti in giornata in circa 6 ore tra arrampicate e discese.

Noleggiare una e-Mtb costa 35 euro per adulti e 26 per ragazzi al giorno oppure 22 euro per adulti e 16 euro per ragazzi  mezza giornata. Il Dolomiti supersummer con il trasporto della bici costa 80 euro per tre giorni.

FreeRide, Bici estrema 

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Per chi preferisce cimentarsi con discese e risalite mozzafiato e più adrenalitiche può provare il freeride lungo il nuovo tragitto della pista da sci da passo Gardena fino alla partenza della cabinovia Plans-Frara a Colfosco. Sfruttando gli impianti di risalita si possono raggiungere le vette e lanciarsi in discese mozzafiato. Chi è alla ricerca dell’adrenalina allo stato puro può ad esempio salire con l’impianto del Gardenaccia e raggiungere la pista di freeride. Oppure scegliere l’escursione al parco naturale del Fanes-Semmes-Braies, patrimonio mondiale Unesco. Il giro del Fanes, classificato come escursione difficile, si snoda lungo un percorso di 54,9 chilometri con un dislivello di 2010 metri ed è ideale per ciclisti esperti.

Volare sui monti in parapendio 

Sentire l’ebrezza del vento dall’alto delle montagne più belle del mondo appesi al parapendio. E’ una emozione unica che ricorderete per sempre. Rivolgetevi al Centro volo libero di Corvara. Chiedete di Alex e sarete in mani sicure. Sul parapendio si vola in tandem e il passeggero deve solo godersi dall’alto un panorama mozzafiato. Sembrerà strano ma con più peso, la vela ha più stabilità e può arrivare a portare fino a 230 chili di cui 30 di equipaggiamento. Alex vi spiegherà il segreto del volo, il movimento dei venti per l’abbrivio alla partenza, come sfruttare le correnti ascensionali e volare insieme alle rondini. Non bisogna pensare che ci si libra in aria a centinaia di metri dal suolo facendosi portare da una enorme vela, altrimenti vi tremano le gambe. Ci si imbraga con una tuta fornita dal centro, casco, guanti, scarpe ci si aggancia al parapendio insieme all’istruttore. Si cerca una rupe con il vento che arriva in faccia per potere decollare, tre passi uno due e tre e si vola..

Trekking, tornare coi piedi per terra  

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Tornare con i piedi a terra non è facile. Per chi vuole affrontare la montagna in altri  modi,  le escursioni alpinistiche sono un classico e si può scegliere tra più di 400 chilometri di sentieri preparati e segnalati. Una escursione molto panoramica è quella del Sassongher dove si gode una vista spettacolare su tutti i paesi dell’Alta Badia e sulle cime che lo circondano. Ci si può rivolgere all’Associazione guide alpine in Val Badia..

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Ai tour alpino si possono abbinare le escursioni culinarie dei percorsi GourMete dove i rifugi accolgono gli chef stellati per preparare piatti unici in vetta. Al rifugio Piz Arlara a 2040 dalla terrazza si possono ammirare il gruppo del Sella e del Sasso Santa Croce e degustare il piatto stellato dello chef Matteo Metullo del ristorante la Siriola di san Cassiano: gnocchi di patate su fonduta di Graukase, puccia e insalata di trota al rafano.

Ferrate, scalare a piccole dosi

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Un percorso attrezzato e suggestivo per chi si vuole cimentare nelle scalate è la via ferrata Piz La Lec  che si snoda tra pareti e forcelle, con tratti ripidi e due scale verticali, fino a raggiungere una delle cime più panoramiche del gruppo Sella, un pulpito posto sopra la Val Mezdì con un appicco di quasi 800 metri. Il punto di partenza si trova in prossimità del rifugio Kostner all’arrivo della seggiovia Vallon che si raggiunge da Corvara con la cabinovia Boé, oppure a piedi dal Passo Campolongo salendo per il sentiero n. 638. La discesa si svolge lungo la via normale lungo la dorsale del Piz de Lac seguendo il sentiero che porta alla seggiovia Vallon e alla cabinovia del Boé per ridiscendere a Corvara. E’ obbligatorio affidarsi alle guide.

Climbing, il passaggio Messner sul Sass dla Crusc

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Una delle più celebri scalate delle Dolomiti deve parte della sua fama al suo primo scalatore Reinhold Messner ed è l’arrampicata della Sass dla Crusc – via Messner al Grande Muro (2825 metri), un’enorme bastionata che si eleva verticlale dietro il rifugio S.Croce al di sopra di uno zoccolo di rocce inclinate. Dati tecnici della via Messner: difficoltà prima parte IV e VII: dislivello 300 metri tempo necessario circa 5 ore. L’attacco si raggiunge dal rifugio Sana Croce che si raggiunge in seggiovia, risalendo lo zoccolo fin sotto la parete (un’ora circa). La discesa avviene lungo la cresta sud e si segue il sentiero attrezzato che porta al rifugio (1,5 ore circa).. Anche in questo caso bisogna affidarsi alle guide alpine. Una delle falesie più grandi dell’Alto Adige è a San Cassiano, la Sass Diacia, una parete con vaie inclinazioni ed esposta a tutte le direzione. .

Da monte a valle, l’emozione delle gole in rafting e canoa 

Dalla salita al volo alle gole del fiume. Se volete assaporare la montagna dalla riva del fiume dentro le sue gole, in Val Aurina (Bressanone) il rafting club Active da maggio ad ottobre) organizza percorsi di ogni tipo e per ogni difficoltà: il più impegnativo e il più bello è il percorso in rafting tra la gola della Rienza: 10 chilometri lungo il Rio Pusteria e Bressanone, mezza giornata impegnativa cassificato tra i più difficili tra i tour. Ci sono tour meno impegnativi di due-tre ore in mezzo a un panorama mozzafiato. Oltre al rafting si possono scegliere il canyoning lungo le acque di una gola rocciosa e buttarsi dai massi levigati direttamente nel fiume, l’hydrospeed con il bob fluviale per affrontare le rapide del fiume, al kajak con l’accompagnatore.

Se tutto ciò non vi basta per trascorrere una insolita vacanza montanara potete sempre tornare a raccogliere funghi.