Vendicari, una riserva tra i fenicotteri rosa


Se volete provare l’ebrezza del deserto pur stando in Italia la migliore destinazione è la Riserva di Vedicari, in provincia di Noto (Sicilia) . Caldo torrido, vegetazione inesistente, terreno sabbioso, colori giallo ocra che diventano rossi al tramonto. A nulla serve buttarsi in acqua perché quando si esce in pochi secondi la salsedine dell’acqua marina diventa la seconda pelle e acqua dolce per lavarla via non esiste. L’estate del 2017 sarà ricordata come la più calda, ma a Vendicari lo è stato ancora di più.

La riserva è un angolo meraviglioso, tra la roccia e il mare, istituita nel 1984 in quella che un tempo erano le saline, oggi diventata una zona umida, tra dune e mare, dove tornano regolarmente a nidificare i fenicotteri rosa, la cicogna, l’airone, il cavaliere d’Italia, il gabbiano rosso. Si possono osservare all’alba e al tramonto quando i colori sono meno accessi e più sfumati. Le due spiagge più famose Calamosca e Martinelli sono completamente invase da turisti e ombrelloni di tutti i colori: l’acqua è cristallina e naturalmente calda. Se avete la forza di spingervi fino alla spiaggia Martinelli non ve ne pentirete: qui si pratica il nudismo e anche per questo è meno affollata e l’acqua è ancora più trasparente.

Sappiate che dall’entrata principale della tonnara, la spiaggia dista sette chilometri, non c’è possibilità di acquistare acqua e non ci sono chioschi. Attrezzatevi altrimenti rischiate di disidratarvi. Arrivando da Catania non è difficile trovare la riserva che è raggiungibile solo in auto: lungo la superstrada si supera Siracusa e all’altezza di Noto si trovano le indicazioni per la riserva e volendo anche per Calamosche raggiungibile senza passare dall’entrata principale.

Il punto di informazioni è un capanno all’ingresso principale (potete anche organizzare una visita guidata ambientale anche in bici, linocaruso90@live.com), l’entrata è gratis. Il primo segno distintivo è il capanno di osservazione degli uccelli dove al tramonto si possono scorgere colonie di fenicotteri rosa. Una volta raggiunto l’arenile si può procedere verso Nord o verso Sud. Nel primo caso muovendosi tra il sentiero e il pantano si incontrano la Torre Sveva, la Tonnara, il centro visitatori dove è ricostruita la storia della Riserva.

Il percorso costeggia la costa rocciosa e poco fruibile anche a causa della posidonia che ha invaso molti tratti della spiaggia.

Proseguendo verso Nord si trova un altro punto di osservazione (14 minuti) l’ultimo primo di affrontare l’attraversata che porterà a Calamosche. Con una deviazione di 18 minuti di raggiunge l’ingresso Calamosche mentre proseguendo lungo il percorso si raggiunge l’arenile Martinelli (altri 10 minuti).

Se invece ci si sposta verso sud, immersi nella vegetazione a macchia di ginepro, tra il litorale e le rive dei pantani di Roveto e Sichilli, si incontrano la Foce del pantano Sichilli con un punto di osservazione sul pantano omonimo fino all’ingresso Cittadella (30 minuti). Un’alternativa è entrare direttamente a Nord a Eloro nei pressi dell’area archeologica, meno segnata e difficile da individuare: procedendo verso sud si raggiungono l’arenile di Stampace, la foce del fiume Tellaro (5 minuti), gli arenili Martnelli e  Calamosche (20 minuti) e lungo la costa proseguendo verso sud i percorsi già descritti.

All’uscita ad aspettarvi il carretto dell’acqua ghiacciata e delle bibite. Non perdete l’occasione di gustarvi una granita al limone al Baglietto (0039 327 0124519)  un agritursimo dove fermarsi anche a mangiare qualche piatto tipico. 

La stagione migliore per la visita è in autunno e godere della spiaggia di Vendicari meno affollata ma con l’acqua marina ancora calda: a Natale si può fare ancora il bagno. La Riserva di Vendicari è una delle meraviglie della Sicilia insieme alla Riserva dello Zingaro sull’altro versante verso Trapani, meraviglie della natura da salvaguardare con tutti i mezzi e tutte le forze.

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#Etna, alle pendici del vulcano tra vigneti e fichi d’india

C’è un modo diverso per visitare l’Etna senza salire fino alle sue bocche: girarvi attorno in un ideale cerchio che parte da Catania e ritorna a Catania. Un piccolo trenino vi può aiutare in questo viaggio fuori dal tempo: è la Circumetnea, poco conosciuta dai turisti, ma che con soli 7 euro vi porta alle pendici dell’Etna dove in un lungo percorso di oltre cento chilometri si sale e si scende tra una natura piena di contrasti e di tradizioni.ferrovia-circumetnea Quando mi capita di scoprire questi gioielli mi chiedo perché andiamo così lontani nei nostri viaggi, a volte basta poco per sorprenderci. Le scoperte spesso sono casuali ed è quello che rende un viaggio speciale: potere raccontare di posti vicini o lontani ancora poco conosciuti e poco raggiungibili.

La ferrovia Circumetnea è una storia da viaggioslow: una ferrovia a scartamento ridotto, ad un solo binario che lungo una tratta di circa 110 Km, viaggia intorno all’Etna attraversando numerosi paesini ai piedi del vulcano e regalando ai viaggiatori suggestivi scorci del paesaggio lavico. Il percorso della ferrovia Circumetnea, inaugurata nel 1895, va dalla stazione di Catania Borgo fino a Riposto e viene percorso in entrambi i sensi di marcia attraversando Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo. La Circumetnea non è un treno prettamente turistico, ma pensato per i pendolari, sebbene saltuariamente vengano organizzate anche corse puramente turistiche con littorine d’epoca. Ciò non toglie che un viaggio in Circumetnea può essere un’esperienza suggestiva per scoprire scorci del vulcano e paesaggi meno noti della Sicilia orientale.

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Non aspettatevi vagoni con aria condizionata perché il treno è composto da un unico vagone e già a partire dalla stazione di Catania Borgo, nei suoi colori tipici rosso e giallo ocra, si entra in una dimensione insolita. Spesso i locomotori sono vecchi, sbuffano, fischiano, ad eccezione del nuovo treno Vulcano su cui è possibile caricare la bici, ma effettua una sola corsa al giorno. Tutti i treni, però, hanno la capacità di portarci su strade difficilmente accessibili, attraverso paesaggi bellissimi e di far dimenticare per qualche ora  il telefonino.

L’avventura inizia dalla stazione Catania Borgo che con la stazione ferroviaria centrale non ha nulla da spartire: per raggiungerla si sale lungo la via Etnea e all’altezza di via XX Settembre si prende via Caronda e si comincia a salire perché la stazione si trova nella parte alta della città di Catania e non la vedrete finché non ci sarete di fronte. Attenzione agli orari perché ci sono poche corse e nei festivi non circola. Io consiglio di svegliarsi presto e prendere la corsa delle 7:55 perché il viaggio è lungo e dovrete impegnare tutta la giornata.

cartina-tracciato-fce_500Quando il locomotore vi si parerà davanti non potrete credere ai vostri occhi: l’intero treno è grande come un vagone della metro di Milano. Si sale e si attende con ansia la partenza.

L’abbrivio è rumoroso, suoni a cui non siamo più abituati, oggi tutto così ovattato. Il primo tratto non è particolarmente interessante essendo la periferia di una grande città. Misterbianco, Paternò, Adrano, Bronte fino a Randazzo si percorrono in due ore e quaranta minuti.

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Il paesaggio cambia man mano che si sale fino a toccare 922 metri a Rocca Calanna, dopo Bronte, la patria dei pistacchi: distese aride che si allungano fino ai monti Nebrodi, fichi d’india che crescono in ogni angolo, e poi ancora uliveti, aranceti scorci di natura dove non passa nessuna macchina. Il trenino si inerpica sbuffando e sgusciando su stretti percorsi e sbalzi nel vuoto da brividi. Poi il panorama cambia di nuovo e diventa scuro per i resti di colate laviche immense a ricordare che l’Etna è il vulcano più alto in Europa e uno dei più attivi.

Si arriva a Radazzo alle 9:49: qui conviene scendere per visitare la cittadina di origine normanna e prendere il treno 1781successivo alle 13:24. Come molte città siciliane dell’entroterra, Randazzo è un goiellino costruito tra l’Etna e il fiume Alcantara (quello delle gole) e da qui sono passati tutti i conquistatori lasciando un segno: i Normanni, i Lombardi, Aragonesi e Spagnoli e i monumenti, per quello che resta, trovano spesso il segno di riconoscimento dell’architettura normanno-sveva. Pur essendo il centro più vicino all’Etna, è sempre scampato alle eruzioni riuscendo a conservare il suo aspetto medioevale. La basilica di S.Maria è di origine normanno-sveva stile che si associa con quello gotico-catalano dei portali. Poi i palazzi aragonesi sulla via principale, la chiesa di San Martino costruita dai Lombardi venuti al seguito dei Normanni per conquistare la Sicilia possiede uno dei più bei campanili di tutta la regione in stile gotico siciliano del periodo normanno-svevo. Come si vede questa piccola città di 11mila abitanti raccoglie una storia secolare.

Il treno riparte ma ora la strada è in discesa. Qui il panorama è meno brullo, ricco di vigneti del famoso vino dell’Etna, ma anche frutteti, aranceti, ulivi e gli immancabili fichi d’india. Da questa estate si organizzano anche visite alle cantine della zona, ma soltanto pochi giorni al mese . Manca ancora poco e già in lontananza si scorge il mare di Riposto, il capolinea. La cosa migliore, però, è scendere la fermata prima a Giarre e prendere il treno delle Fs per Catania o Taormina che passano ogni mezz’ora. Siamo così arrivati alla fine della nostra attraversata spero che l’abbiate trovata interessante, io sì e attendo i vostri suggerimenti. Buon viaggio.

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